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8 Giu

Concorso Pensieri e Colori: Quando la Solidarietà si Colora di Creatività

Concorso Pensieri e Colori: Quando la Solidarietà si Colora di Creatività Quattro scuole, centinaia di giovani artisti, un unico grande cuore. Il concorso POBIC si è concluso con una straordinaria celebrazione della solidarietà. Quando POBIC ha lanciato il concorso “Pensieri e Colori” nell’anno scolastico 2024/2025, l’idea era semplice quanto potente: chiedere ai bambini di immaginare come sarebbe una maglietta che racconta la solidarietà, l’aiuto reciproco, la felicità di stare insieme. Un modo per unire arte, educazione e i valori che da oltre trent’anni guidano l’associazione in Italia e nel mondo.   La risposta è stata travolgente.   Quattro Scuole, Una Sfida Comune Dalla provincia di Verona a quella di Cremona, quattro istituti hanno accolto con entusiasmo la sfida: la Scuola Primaria Solinas di Verona, la Scuola Primaria Brazzuoli di Pozzaglio, la Scuola Primaria di Vescovato e quella di Castelvetro. Quattro realtà diverse, accomunate dalla voglia di mettersi in gioco e di raccontare, attraverso colori e forme, cosa significa aiutare gli altri.   I bambini si sono lasciati ispirare dalle storie raccontate in classe, dalle fiabe, dalle loro emozioni personali. Hanno disegnato cuori che abbracciano il mondo, mani che si intrecciano, arcobaleni che uniscono continenti, sorrisi che superano ogni confine. Ogni elaborato era un piccolo capolavoro di purezza e speranza. Un Viaggio Fatto di Creatività e Attesa Dopo la chiusura delle candidature a marzo, è iniziata la fase più emozionante: le votazioni online. Famiglie, amici, insegnanti, nonni – tutti hanno partecipato, condividendo i disegni sui social e sostenendo i piccoli artisti. I canali POBIC si sono riempiti di colori e messaggi di incoraggiamento. Per settimane, l’entusiasmo è cresciuto.   I tre migliori disegni di ogni scuola sono stati selezionati e, finalmente, il 30 e 31 maggio 2026, è arrivato il momento della grande festa alla Zanzarina d’Oro di Calvatone. Qui, una giuria di esperti ha avuto il difficile compito di scegliere i vincitori tra opere straordinarie, ognuna capace di emozionare e far riflettere. Il Podio della Solidarietà Al termine di una cerimonia carica di emozione, sono stati proclamati i vincitori:   Primo classificato – Scuola Primaria Solinas, VeronaUn’esplosione di colori e simboli che ha saputo catturare l’essenza della missione POBIC: ogni bambino al mondo merita cure, amore, un futuro. Il disegno vincitore sarà stampato sulla maglietta ufficiale POBIC 2026, indossata dai volontari dell’associazione in Italia e all’estero. E alla scuola va il premio di 1000 euro, da utilizzare per progetti didattici.   Secondo classificato – Scuola Primaria Brazzuoli, PozzaglioUn’opera che ha emozionato per la sua delicatezza e profondità, capace di raccontare con semplicità il valore dell’amicizia e del sostegno reciproco.   Terzo classificato – Scuola Primaria di VescovatoUna creazione piena di energia e ottimismo, che ha conquistato giuria e pubblico con la sua freschezza e il messaggio universale di speranza.   Tutti Vincitori Ma se il podio ha i suoi protagonisti, la vera vittoria è stata collettiva. Ogni bambino che ha partecipato ha contribuito a diffondere un messaggio potente: la solidarietà può essere colorata, gioiosa, contagiosa. Ha imparato che anche un semplice disegno può fare la differenza, può unire persone lontane, può salvare vite.   Perché è proprio questo che fa POBIC da oltre trent’anni: salva vite. Con il programma Open Heart, ha operato gratuitamente più di 50 bambini cardiopatici in Nigeria e Uganda. Con Emergency Transport, ha donato ambulanze e formato personale sanitario in Africa e Ucraina. Nel solo 2024 ha aiutato 2.200 famiglie sfollate in Ucraina e visitato 200 bambini in Uganda.   Tutto questo è possibile grazie a chi crede nella solidarietà. E quest’anno, anche grazie ai piccoli artisti di Verona, Pozzaglio, Vescovato e Castelvetro, che hanno dimostrato che il cambiamento comincia da un foglio bianco e da tanta, tanta fantasia.   E Adesso? La maglietta vincitrice sarà indossata con orgoglio dai volontari POBIC nelle prossime missioni internazionali. Un simbolo che viaggierà dall’Italia all’Africa, portando con sé il messaggio che i bambini italiani vogliono mandare ai bambini del mondo: non siete soli. Ci prendiamo cura di voi.   E chissà, magari tra questi giovani artisti c’è già il prossimo medico, il prossimo volontario, la prossima persona che dedicherà la sua vita ad aiutare gli altri. Perché come dice POBIC: “Se ognuno di noi decidesse nel suo piccolo di fare qualcosa per gli altri ogni giorno, il mondo sarebbe un posto molto più bello.” E loro, questi bambini, hanno già cominciato. GRAZIE AL TUO SOSTEGNO SALVIAMO LA VITA A DECINE DI BAMBINI OGNI ANNO. AIUTACI A FARE SEMPRE DI PIÚ. Paesi 0 Bambini operati 0 Bambini visitati 0 +

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8 Giu

Marocco: l’importanza dela lingua berbera nell’istruzione​

Marocco: l’importanza dela lingua berbera nell’istruzione – Il piano statale per diffondere l’amazigh nelle scuole accompagna il riconoscimento Mentre cresce il numero di studenti che imparano l’amazigh, nome ufficiale della lingua della popolazione berbera, il Marocco consolida un percorso iniziato oltre vent’anni fa per riconoscere pienamente l’idioma come parte integrante dell’identità nazionale. Oggi, il 40% delle scuole pubbliche insegna l’amazigh, con oltre 650.000 studenti coinvolti e quasi 2.000 docenti formati.   Il Ministero dell’Istruzione punta a formarne 3.000 entro i prossimi anni, con l’obiettivo di estendere l’insegnamento a tutte le scuole del Paese. Un impegno con solide basi L’aumento degli insegnanti dedicati – da 200 nel 2021 a 1.850 nel 2024 – è il risultato di un impegno istituzionale che ha solide basi giuridiche. L’articolo 5 della Costituzione del 2011 riconosce infatti l’amazigh come lingua ufficiale dello Stato, definendolo “patrimonio comune di tutti i marocchini senza eccezione”.    Una scelta che riflette non solo una visione culturale, ma anche un’esigenza sociale: nelle comunità berbere, parlare la propria lingua a scuola significa avere accesso a un’educazione più equa e a servizi di base realmente comprensibili. E l’importanza non si limita alla lingua L’importanza della lingua si riflette anche sul piano sanitario. In molte aree interne del Paese, dove la carenza di strutture e informazioni mediche penalizza in particolare le donne, l’uso dell’amazigh può fare la differenza nella comprensione dei messaggi di prevenzione.    È da questa consapevolezza che prese forma l’impegno di Pobic, con un progetto rivolto specificamente alle donne berbere.    Le attività hanno incluso incontri di sensibilizzazione sulla salute femminile, educazione alla prevenzione di malattie trasmissibili e croniche, promozione dell’accesso ai controlli di base e all’assistenza prenatale.    Intervenire in questi contesti non è solo una questione sanitaria: significa rafforzare il ruolo delle donne nella comunità e contribuire, attraverso l’ascolto e la lingua, a un cambiamento strutturale e duraturo. Scopri come aiutare Pobic nella sua missione.

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19 Mag

Uganda e la lunga ombra dell’ebola: cosa rende difficile debellarla?

Uganda e la lunga ombra dell’ebola: cosa rende difficile debellarla? Nel cuore dell’Africa orientale, il virus continua a essere una minaccia latente. Nonostante i successi nel contenimento, restano forti le fragilità strutturali e sanitarie del Paese.   A fine aprile 2025, il Ministero della Salute ugandese ha annunciato la fine dell’ultimo focolaio di ebola. Un traguardo raggiunto dopo 42 giorni senza nuovi contagi, certificato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Ma dietro l’ottimismo, permane una realtà complessa: quella di un Paese costretto a convivere con un nemico invisibile, che si ripresenta ciclicamente, con modalità sempre imprevedibili. Cronaca recente dell’ebola in Uganda L’epidemia più recente, esplosa a Kampala – metropoli da quattro milioni di abitanti e snodo nevralgico per l’Africa orientale – ha coinvolto 14 persone: 12 confermate, 2 probabili. Quattro sono morte, dieci sono guarite. Il paziente zero è stato un infermiere, deceduto poco dopo aver contratto la malattia, come riporta il sito di Al Jazeera. Il ceppo responsabile è il Sudan virus, per cui non esiste ancora un vaccino approvato. In assenza di terapie consolidate, i protocolli si affidano a isolamento, tracciamento e sorveglianza territoriale. Quanti morti? Quella del 2025 è stata la nona epidemia nel Paese dal 2000. La vicinanza con la Repubblica Democratica del Congo – dove tra il 2018 e il 2020 si è registrato un focolaio con oltre 2.200 morti – aumenta l’esposizione al rischio. Le foreste tropicali al confine ospitano specie animali considerate serbatoi naturali del virus. Ma sono le condizioni socio-sanitarie a rendere l’ebola endemica: carenze igieniche, ospedali con strumentazioni minime e una profonda diffidenza verso le campagne vaccinali ostacolano ogni sforzo strutturale. Quali risposte per contrastare l’ebola in Uganda? In risposta, nel Paese sono in corso test clinici per un vaccino specifico contro il Sudan virus, presso il Mulago National Referral Hospital di Kampala. Le autorità sanitarie contano sull’esperienza maturata in oltre vent’anni di epidemie per contenere i focolai. Purtroppo, secondo gli esperti, senza un potenziamento duraturo della rete ospedaliera nelle aree rurali e un cambiamento culturale nella percezione delle malattie infettive, il rischio di nuovi contagi resta elevato. Il contributo fondamentale di Pobic È proprio in queste aree dimenticate che si inseriscono interventi paralleli, tra sanità, cooperazione e diritti umani. Un esempio concreto è quello che noi di Pobic portiamo avanti da anni nella regione occidentale del Rwenzori. Già nel 2016 aveva avviato il programma Pobic for Women, in collaborazione con Rena-Foundation, per assistere donne in gravidanza prive di accesso a cure sicure. Il 2024 ha segnato un’evoluzione significativa: la missione Open Heart Uganda ha permesso a tre bambini con gravi cardiopatie di essere trasferiti in Italia per ricevere cure salvavita. Sono i primi di 59 minori sottoposti a screening. Un ponte umanitario tra due mondi, reso possibile non solo dalla solidarietà, ma da una visione focalizzata su fragilità sistemiche che l’ebola, puntualmente, continua a rivelare. Scopri come aiutare Pobic nella sua missione in Uganda.

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5 Mag

Emergency Transport: perché un’ambulanza Pobic può fare la differenza nella crisi degli sfollati ucraini

Emergency Transport: perché un’ambulanza Pobic può fare la differenza nella crisi degli sfollati ucraini Da tre anni l’Ucraina vive un pendolarismo forzato: quasi 5 milioni di persone si spostano all’interno del Paese per sfuggire ai bombardamenti, salvo poi tentare di rientrare a casa quando la linea del fronte arretra. A questi si sommano 6,36 milioni di rifugiati registrati in Europa — dei quali 4,3 milioni sotto protezione temporanea nell’UE — che gravano su sistemi di accoglienza ormai saturi in Polonia e Germania. Il pendolarismo degli sfollati interni Secondo la IOM, il 37 % degli sfollati dichiara di aver cambiato provincia più di una volta nell’ultimo anno; molti oscillano fra le regioni occidentali, ritenute più sicure, e le province d’origine per controllare le abitazioni o lavorare. L’instabilità logistica rende indispensabili mezzi di soccorso mobili capaci di raggiungere comunità che cambiano volto da un mese all’altro. Lacune di finanziamento Il piano umanitario ONU per il 2025 chiede 2,6 miliardi di dollari, ma a oggi copre solo il 20 % delle necessità: i tagli USA hanno fatto crollare i fondi dell’83 % rispetto al 2024. Di conseguenza l’obiettivo di persone assistite è sceso da 6 a 4,8 milioni, lasciando fuori milioni di sfollati in aree di difficile accesso La fatica dell’accoglienza in Europa Polonia: quasi 1 milione di PESEL‑UKR ancora attivi, con alloggi di emergenza che iniziano a chiudere per mancanza di fondi. Germania: 1,25 milioni di rifugiati ucraini — 29 % minori — mettono sotto pressione scuole e servizi sanitari locali. Mentre le reti di protezione sociale si sfilacciano, cresce la richiesta di trasferimenti sanitari da frontiera a frontiera e verso gli hub ospedalieri più capaci. Il contributo fondamentale di Pobic Attraverso il programma Emergency Transport, Pobic recupera ambulanze dismesse in Italia, le ricondiziona e le invia cariche di forniture mediche.   Caso emblematico — Nemirov, 2023 Quando un frammento di missile ha distrutto l’unico mezzo di soccorso della cittadina, Pobic ha consegnato una nuova ambulanza, guidata fino al Donbass dal presidente di Pobic‑Ucraina, Mikola Segeda. Insieme al veicolo hanno viaggiato kit di medicazione, antibiotici, coperte e abiti caldi assemblati dai volontari in Lombardia. leggi qui l’articolo per conoscere meglio la storia. Ogni convoglio di Pobic parte con: Farmaci a uso chirurgico e d’urgenza (analgesici, antibiotici, soluzione fisiologica). Kit di primo soccorso per evacuazioni rapide di civili feriti. Coperte termiche e abbigliamento invernale destinati a chi abita in rifugi improvvisati o seminterrati senza riscaldamento. Vestiti, cibo a lunga conservazione e giochi per i più piccoli. I nostri obiettivi per il 2025 Ampliare la flotta: l’obiettivo minimo è donare altre tre ambulanze alle municipalità di Kharkiv, Zaporizhzhia e Mykolaïv, dove i mezzi vengono colpiti più spesso. Formare personale locale: moduli di 48 ore su triage ed emergenza a bordo per infermieri ucraini. Sostegno a distanza: continuare il programma avviato nel 2010 all’orfanotrofio di Nemirov, garantendo forniture mensili di vestiti e giochi educativi. Perché ogni ambulanza conta adesso Risponde al pendolarismo: un mezzo attrezzato può seguire gli sfollati nei loro movimenti, offrendo cure dove gli ospedali non sono più raggiungibili. Colma i buchi di bilancio: mentre i fondi ONU si riducono, un’ambulanza completa di forniture vale in media 85 000 €, coprendo un gap che le agenzie internazionali non riescono più a finanziare. Solleva i paesi d’accoglienza: ridurre i traumi non curati alla frontiera significa meno ospedalizzazioni costose a Berlino o Varsavia. EMERGENCY TRANSPORT La nostra forza è far viaggiare la speranza su quattro ruote. Dona un “pezzettino” di ambulanza: insieme possiamo mettere in strada il prossimo mezzo prima dell’inverno 2025. Sul sito Pobic è attiva una campagna dedicata; bastano 25 € per assicurare un kit di medicazione a bordo, 100 € per rifornire l’ossigeno. Ogni contributo accorcia la distanza fra chi scappa e un soccorso tempestivo. DONA ORA

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1 Mag

Open Heart Nigeria: La storia di Destiny e la sua rinascita

Open Heart Nigeria: La storia di Destiny e la sua rinascita Una bambina, un cuore fragile, un filo sottile di speranza. Destiny è una bambina nigeriana nata il 7 dicembre 2020 nello Stato di Bayelsa. Un nome che, fin dal principio, sembrava già raccontare una storia più grande di lei. Una storia di fragilità, coraggio e rinascita. Dalla Nigeria all’Italia, il viaggio che cambia la vita. L’abbiamo incontrata nel 2023, durante una delle missioni del progetto Open Heart, nei giorni in cui le strade della Nigeria e dell’Italia si intrecciano per salvare vite piccole ma preziose. Quell’anno per Pobic è stato speciale: abbiamo stretto legami istituzionali fondamentali con il governatore dello Stato di Bayelsa, Douye Diri, e rafforzato la collaborazione con due ospedali chiave — il Federal Medical Centre di Yenagoa e il Niger Delta University Teaching Hospital di Okolobiri. È in questo contesto, durante una sessione di screening in collaborazione con l’Ospedale Giannina Gaslini di Genova, che Destiny è apparsa nella nostra traiettoria. Il suo cuore malato faticava a sostenere il suo respiro. Ogni battito era una richiesta d’aiuto. Un nuovo destino, una nuova partenza. Il 23 settembre 2023 Destiny è arrivata in Italia. Era fragile, sospesa. La sua vita sembrava appesa a un filo. Ma quel filo ha resistito. Il 6 ottobre è stata operata. Pochi giorni dopo, il 26 ottobre, è stata dimessa. Respirava da sola. Sorrideva. Era viva, nel pieno senso del termine. Oggi Destiny è tornata a casa, in Nigeria. E noi siamo qui, con negli occhi la luce di quel momento in cui il destino ha cambiato direzione. Il progetto Open Heart è anche questo: costruire legami oltre i confini, creare possibilità dove sembravano non esserci, dare un futuro dove il presente è incerto. E quando una bambina che si chiama Destiny torna a respirare, è impossibile non sentire che tutto ha un senso.   Perché ogni vita salvata è un destino riscritto. E ogni destino riscritto è un nuovo inizio. GRAZIE AL TUO SOSTEGNO SALVIAMO LA VITA A DECINE DI BAMBINI OGNI ANNO. AIUTACI A FARE SEMPRE DI PIÚ. Paesi 0 Bambini operati 0 Bambini visitati 0 +

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26 Apr

Ghana: il primo passo della missione Pobic per combattere la malattia reumatica cardiaca

Ghana: il primo passo della missione Pobic per combattere la malattia reumatica cardiaca Missione in Ghana: un incontro strategico per la salute pubblica Tra il 21 e il 23 marzo 2025, una delegazione di Pobic ha mosso i primi passi ufficiali in Ghana. Il presidente Paolo Novellini e Festus Adedayo si sono recati nella capitale Accra per una serie di incontri istituzionali strategici, gettando le basi per una nuova collaborazione nell’ambito della prevenzione delle malattie reumatiche cardiache. La missione ha visto Pobic confrontarsi direttamente con i rappresentanti del Ministero della Salute del Ghana e con il team medico del National Cardiothoracic Centre, il principale ospedale cardiologico del paese. Un incontro particolarmente significativo è stato quello con il direttore della cardiochirurgia, il Dr. (Med) Kow Entsua-Mensah, figura di riferimento nella sanità ghanese. Soccorso umanitario: una risposta concreta alle esigenze locali Durante le giornate di lavoro, si è parlato a lungo della situazione della cardiochirurgia nel paese, ma soprattutto della necessità di costruire un’azione condivisa per fronteggiare un problema spesso sottovalutato: la malattia reumatica cardiaca, che in Ghana colpisce in modo particolare i bambini tra i 3 e i 14 anni. La richiesta principale rivolta a Pobic è stata chiara: aiutare a elaborare un protocollo di screening per misurare la prevalenza della malattia reumatica cardiaca nella popolazione pediatrica. Un passo fondamentale non solo per comprendere l’impatto reale della patologia a livello nazionale, ma anche per permettere al Ghana di condividere dati e strategie con gli altri paesi del continente africano, in un’ottica di cooperazione sanitaria più ampia. Malattie reumatiche in Africa: un problema diffuso e trascurato La raccolta di questi dati, infatti, avrà un doppio valore: da un lato, fornirà alle autorità ghanesi uno strumento concreto per pianificare interventi di prevenzione e trattamento; dall’altro, consentirà al Ghana di inserirsi pienamente nelle iniziative internazionali volte a debellare la febbre reumatica nell’Africa subsahariana. La missione di marzo rappresenta dunque solo il primo passo. Ma è già chiaro che il soccorso umanitario che Pobic porterà avanti in Ghana non si limiterà a interventi occasionali: si muoverà su basi scientifiche solide, con l’obiettivo di costruire progetti di prevenzione, diagnosi precoce e sostegno a lungo termine. GRAZIE AL TUO SOSTEGNO SALVIAMO LA VITA A DECINE DI BAMBINI OGNI ANNO. AIUTACI A FARE SEMPRE DI PIÚ. Paesi 0 Bambini operati 0 Bambini visitati 0 +

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14 Apr

Progetto Open Heart Uganda: come Sonia è tornata a vivere grazie a un intervento straordinario​

Progetto Open Heart Uganda: come Sonia è tornata a vivere grazie a un intervento straordinario Grazie al programma Open Heart di Pobic e all’eccellenza della cardiochirurgia italiana, una giovane ragazza africana affetta da una grave cardiopatia congenita ha ricevuto una seconda possibilità. Una storia vera di speranza, scelte difficili e vita salvata. In Africa, ogni anno migliaia di bambini nati con gravi malformazioni cardiache non hanno accesso a cure adeguate. Ma ogni tanto, grazie al coraggio delle famiglie, all’eccellenza medica italiana e al sostegno di chi dona, avviene un piccolo miracolo. È il caso di Sonia, una ragazza di 15 anni affetta da una gravissima cardiopatia congenita, che oggi è viva grazie all’intervento di chirurgia cardiaca pediatrica reso possibile da Pobic attraverso il programma Open Heart. Una diagnosi senza appello: pochi mesi di vita Durante uno screening medico in Africa – Uganda, organizzato da Pobic nel gennaio scorso, i medici hanno individuato sette bambini in condizioni critiche. Tra loro, Sonia spiccava non solo per la gravità della malattia, ma anche perché era visibilmente più grande degli altri.   Aveva già compiuto 15 anni e, secondo i medici, le restavano solo pochi mesi di vita se non fosse stata operata d’urgenza.   La sua cardiopatia evolutiva conduceva alla morte entro i 16 anni. Eppure, Sonia continuava ad andare a scuola, sognando di essere inclusa nel programma Open Heart che porta in Italia bambini malati di cuore per essere operati. Un intervento ad altissimo rischio Tra i casi gravi, Sonia era quella con meno tempo a disposizione, ma anche con il più alto rischio operatorio. Il cardiochirurgo italiano Dr. Giancarlo Michielon (Ospedale Gaslini di Genova), tra i massimi esperti mondiali di chirurgia cardiaca infantile, ha confermato che l’operazione era possibile, ma con un rischio di morte pari al 50%.    Oltre al rischio vitale, c’era un 70% di probabilità che la ragazza uscisse dall’intervento con un pacemaker permanente o con invalidità neurologiche causate da eventuali complicazioni.   Anche i costi dell’operazione erano significativamente più alti rispetto alle altre, a causa della complessità e delle competenze specialistiche necessarie. La scelta del coraggio e della vita La decisione non è stata semplice. È spettata al Presidente di Pobic, Paolo, assumersi la responsabilità morale e operativa di dare una possibilità a Sonia. Con grande determinazione, Pobic ha avviato una raccolta fondi straordinaria e ha organizzato il trasferimento in Italia. La famiglia di Sonia – mamma, papà e due sorelline – ha accettato consapevolmente di correre questo rischio. Perché non c’era altra via per salvare la vita di questa giovane ragazza. Il miracolo della cardiochirurgia italiana L’intervento è stato programmato presso il Gaslini di Genova, eccellenza assoluta nella cura dei bambini affetti da malattie cardiache congenite. La chirurgia è andata oltre le migliori aspettative: nessun arresto cardiaco, nessun pacemaker, nessun danno neurologico. Il cuore di Sonia è stato ricostruito. Oggi la ragazza può vivere una vita normale. Un cuore nuovo le ha ridato il futuro. Perché sostenere il programma Open Heart di Pobic Ogni storia come quella di Sonia è il risultato di un’unione concreta tra competenze mediche di altissimo livello e un sostegno umanitario reale. Il programma Open Heart di Pobic si occupa di identificare, selezionare e operare bambini e ragazzi con patologie cardiache gravi che nei Paesi d’origine non avrebbero alcuna possibilità di cura. Grazie alle donazioni, Pobic riesce a finanziare viaggi, operazioni e degenze, salvando vite che altrimenti sarebbero destinate a spegnersi. La storia di Sonia dimostra che donare salva davvero la vita di un bambino. GRAZIE AL TUO SOSTEGNO SALVIAMO LA VITA A DECINE DI BAMBINI OGNI ANNO. AIUTACI A FARE SEMPRE DI PIÚ. Paesi 0 Bambini operati 0 Bambini visitati 0 +

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2 Apr

Pobic ODV e Med Action insieme per i bambini del Corno d’Africa​

POBIC e Med Action insieme per i bambini del Corno d’Africa Padova, giovedì 27 marzo 2025 – Una data da ricordare. Due organizzazioni, un unico grande obiettivo: costruire un futuro più giusto, dove ogni bambino, ovunque sia nato, abbia il diritto di essere curato e protetto. È stato firmato un accordo di intenti tra POBIC e Med.Action, due realtà italiane che operano da anni nella cooperazione sanitaria internazionale. Insieme, uniscono forze, competenze e visione per garantire cure gratuite e di qualità ai bambini del Corno d’Africa, una delle aree più vulnerabili del pianeta. Un piccolo gesto qui può cambiare una vita lontano Con queste parole si può riassumere lo spirito dell’incontro tra Paolo Novellini, presidente di POBIC, e Ada Caraffini, direttore dell’organizzazione, insieme ai rappresentanti di Med.Action: il professor Giovanni Stellin, presidente, Walter Cadorin, vicepresidente, e Walter Cendron, responsabile della gestione progetti ed eventi. L’obiettivo comune è offrire assistenza sanitaria gratuita a chi oggi non ha accesso nemmeno ai servizi di base, facilitando interventi salvavita per bambini cardiopatici e promuovendo un modello di solidarietà concreta. Perché questo progetto è importante Nel Corno d’Africa, migliaia di bambini convivono con patologie che, in altri contesti, verrebbero curate tempestivamente. La mancanza di ospedali adeguati, la scarsità di personale medico formato e le difficoltà economiche rendono quasi impossibile l’accesso alle cure.   POBIC, una ONG con oltre 30 anni di attività nei progetti umanitari in Africa, e Med.Action, formata da professionisti del settore medico impegnati nel volontariato sanitario, vogliono dare una risposta a questa emergenza. Non è solo una questione di medicina. È una questione di giustizia. I pilastri dell’accordo Solidarietà: Mettere in comune competenze, energie e risorse per aiutare le comunità più fragili.   Accessibilità ai servizi sanitari: Garantire cure gratuite e di qualità, superando le disuguaglianze economiche e geografiche.   Cooperazione tra ONG italiane: Unire le forze per moltiplicare l’impatto e arrivare là dove c’è più bisogno. Come contribuire Questo progetto ha bisogno del supporto di tutti. Ecco come ognuno può fare la differenza:   Donare: anche un piccolo contributo può garantire una visita, una diagnosi, o un intervento salvavita.   Diventare volontario: medici, infermieri, logisti, comunicatori… ognuno può mettere a disposizione il proprio tempo e le proprie competenze.   Condividere: parlarne con altri, diffondere il progetto, aumentare la consapevolezza su ciò che accade nel Corno d’Africa.     Attraverso questo accordo, POBIC e Med.Action intendono rafforzare gli interventi nei contesti più complessi, rispondendo all’emergenza sanitaria in Africa con azioni concrete, misurabili e sostenibili. Un futuro possibile, un presente da costruire Quello siglato il 27 marzo non è solo un documento.  È un impegno reale, fondato sull’esperienza e sulla volontà di non lasciare indietro nessun bambino.   GRAZIE AL TUO SOSTEGNO SALVIAMO LA VITA A DECINE DI BAMBINI OGNI ANNO. AIUTACI A FARE SEMPRE DI PIÚ. Paesi 0 Bambini operati 0 Bambini visitati 0 +

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26 Mar

Un Cuore per la Nigeria – Firmato lo storico accordo con l’UCH di Ibadan​

Un Cuore per la Nigeria – Firmato lo storico accordo con l’UCH di Ibadan Ci sono traguardi che non arrivano all’improvviso. Hanno il ritmo lento e ostinato delle cose che crescono con cura, passo dopo passo. E ci sono firme che, quando si appoggiano sulla carta, pesano come pietre miliari nella storia di un progetto. Oggi, 17 marzo, è uno di quei giorni. Il protocollo di intesa tra POBIC e l’UCH di Ibadan – il più importante ospedale universitario della Nigeria – è realtà. Un accordo quinquennale di collaborazione nell’ambito della cardiochirurgia pediatrica, siglato alla presenza del Presidente di POBIC Paolo Novellini, del Dott. Festus Adedayo e delle autorità sanitarie nigeriane, Prof. Jesse Abiodun Otegbayo, Direttore Generale dell’UCH, e Prof.ssa Olubukola Adeponle Adesina, Presidente del Comitato Medico Consultivo. Ma questa non è solo una notizia. È il culmine di una storia iniziata molto tempo fa. Le prime battute di un lungo cammino Tutto è iniziato nel 2016, con le prime missioni di POBIC in Nigeria. In quelle prime, coraggiose spedizioni, le equipe mediche italiane lasciavano l’Italia per operare bambini affetti da cardiopatie congenite in contesti sanitari estremamente difficili. Si trattava di missioni esplorative, piene di incognite, ma spinte da una certezza: ogni bambino salvato valeva il viaggio.   L’University Teaching Hospital di Enugu fu il primo ospedale partner. Da lì, nel tempo, nacquero collaborazioni stabili con strutture come il Federal Medical Center di Yenagoa e il Niger Delta University Teaching Hospital di Okolobiri. Interventi, formazioni, workshop, volontari, partenze, rientri: la macchina della solidarietà non si è più fermata. ADOTTA A DISTANZA Il cuore oltre il mare Quando le cardiopatie erano troppo complesse per essere affrontate in Nigeria, POBIC si faceva carico del trasferimento dei piccoli pazienti in Italia, presso l’Istituto Gaslini di Genova. Così, negli anni, Michael, Yusuf, Jesse, Daniel, Treasure, Salim, Diane, Jed, Simon, Aleeson e molti altri hanno attraversato il mare per ricevere una seconda possibilità.     Il programma di adozione a distanza è nato proprio per accompagnarli nel tempo, garantendo non solo cure mediche, ma anche continuità educativa e supporto familiare. Perché guarire, in fondo, significa anche poter crescere. Una casa che accoglie, un ago che cuce Nel frattempo, a Yenagoa, nasceva Casa POBIC: una struttura dove si intrecciano assistenza, protezione e formazione. Qui, le giovani donne vittime di violenza o emarginazione ricevono sostegno, accoglienza, e soprattutto, strumenti per riprendersi la propria vita. Tra questi, il più prezioso: l’autonomia.   Il progetto di formazione sartoriale è diventato un simbolo di riscatto. Cucire, in questa terra, non è solo mestiere: è arte, dignità, indipendenza. È il filo con cui si ricuce una vita nuova. La stima delle istituzioni Tutto questo ha attirato l’attenzione delle autorità nigeriane. Il Ministro della Salute ha scritto al Governo Italiano, lodando l’operato di POBIC e chiedendo che il progetto prosegua e si rafforzi. LEGGI ANNO PER ANNO IL PERCORSO POBIC IN NIGERIA   Anche il Governatore dello Stato di Bayelsa ha riconosciuto ufficialmente il valore del lavoro svolto, definendo l’iniziativa come un esempio virtuoso di cooperazione tra popoli. Il giorno che aspettavamo Ed eccoci a oggi. Dopo anni di lavoro sul campo, POBIC ha firmato un accordo con l’UCH di Ibadan, uno dei più prestigiosi ospedali della Nigeria.   Non è solo un atto formale: è una promessa reciproca. Una visione condivisa che punta alla creazione di un reparto di cardiochirurgia pediatrica operativo, stabile, formativo, in grado di restituire la salute e il futuro a centinaia di bambini.   Un progetto che ora ha radici più profonde, e ali più larghe. Questa firma non chiude un capitolo. Lo apre. È la conferma che ogni bambino salvato finora non è stato un gesto isolato, ma parte di una missione più grande. E oggi, quel cuore che ha battuto forte a Enugu, a Genova, a Yenagoa, comincia a battere anche a Ibadan. Il futuro è appena cominciato. GRAZIE AL TUO SOSTEGNO SALVIAMO LA VITA A DECINE DI BAMBINI OGNI ANNO. AIUTACI A FARE SEMPRE DI PIÚ. Paesi 0 Bambini operati 0 Bambini visitati 0 +

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12 Mar

Missione per la vita: come il cuore dei bambini africani riprende a battere

Missione per la vita: come il cuore dei bambini africani riprende a battere Questo problema, che colpisce migliaia di bambini ogni anno, sembra quasi impossibile da risolvere. Tuttavia, noi di POBIC non ci lasciamo scoraggiare di fronte a sfide così grandi. Ci impegniamo costantemente per garantire cure mediche ai bambini africani affetti da malattie cardiache. Siamo impegnati in Africa per garantire ai bambini affetti da malattie cardiache le cure mediche di cui hanno bisogno. Operiamo in numerosi paesi africani e ci impegniamo non solo a fornire interventi medici, ma anche a formare il personale medico locale per garantire la sostenibilità dei nostri progetti. La nostra azione si svolge in un contesto in cui le risorse mediche sono limitate, e le competenze specialistiche spesso mancano del tutto. La sfida che affrontiamo è enorme. Nell’Africa sub-sahariana, le malattie cardiache sono una delle principali cause di morte tra i bambini. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, più di 300.000 bambini africani nascono ogni anno con una malattia cardiaca congenita e solo una piccola percentuale di questi riesce ad avere accesso alle cure di cui ha bisogno. Il nostro intervento, quindi, è fondamentale per salvare la vita di questi bambini e garantire loro un futuro. Storie di cambiamento e speranza Il caso di Keita: Keita è un bambino di 10 anni che vive in Mali. A causa di una malattia cardiaca, Keita ha sempre avuto problemi di salute e difficoltà nelle attività quotidiane. Grazie al nostro intervento, Keita ha potuto ricevere le cure mediche di cui aveva bisogno e oggi può vivere una vita normale. La nostra azione in Burkina Faso: In Burkina Faso, abbiamo realizzato un programma di formazione per il personale medico locale. Grazie a questo progetto, i medici burkinabé possono ora diagnosticare e curare le malattie cardiache dei bambini, garantendo loro un futuro migliore. Il progetto in Senegal: In Senegal, abbiamo messo in atto un programma di prevenzione delle malattie cardiache, che include l’educazione sanitaria delle madri e la vaccinazione contro le malattie che possono causare problemi cardiaci. Grazie a questo progetto, molti bambini senegalesi possono ora crescere sani e forti. ADOTTA A DISTANZA Solidarietà e impegno collettivo L’unione fa la forza Non potremmo realizzare la nostra missione senza il supporto di molte persone e organizzazioni partner. Ogni donazione, indipendentemente dall’importo, contribuisce a salvare la vita di un bambino africano. La formazione come arma di cambiamento Uno degli aspetti più importanti del nostro lavoro è la formazione del personale medico locale. Questo non solo aiuta a salvare vite umane nel breve termine, ma anche a garantire la sostenibilità delle cure mediche nel lungo termine. Il potere della prevenzione Ci impegniamo non solo a curare, ma anche a prevenire le malattie cardiache nei bambini africani. Questo si traduce in programmi educativi e di vaccinazione che aiutano a prevenire l’insorgenza di queste malattie. L’importanza dell’ascolto Poniamo grande enfasi sull’ascolto delle comunità locali e sulla comprensione delle loro esigenze. Questo approccio basato sul rispetto e sulla comprensione reciproca è fondamentale per il successo delle nostre missioni. La sfida che affrontiamo è enorme. Nell’Africa sub-sahariana, le malattie cardiache sono una delle principali cause di morte tra i bambini. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, più di 300.000 bambini africani nascono ogni anno con una malattia cardiaca congenita e solo una piccola percentuale di questi riesce ad avere accesso alle cure di cui ha bisogno. Il nostro intervento, quindi, è fondamentale per salvare la vita di questi bambini e garantire loro un futuro. In che cosa si traduce il nostro impegno concreto sul “campo”. Il fulcro della nostra opera sono i bambini africani. Le nostre missioni mediche comprendono la diagnosi, il trattamento e la riabilitazione dei bambini affetti da malattie cardiache. Queste missioni rappresentano la speranza per migliaia di famiglie che, altrimenti, non avrebbero accesso alle cure mediche di cui hanno bisogno. Tuttavia, la nostra opera non si limita alla sola cura medica. Quest’ultima è infatti affiancata da un’importante opera di sostegno psicologico alle famiglie dei bambini malati. Inoltre, svolgiamo un importante lavoro di prevenzione, attraverso programmi di vaccinazione e di educazione sanitaria.Il nostro lavoro è svolto con grande umanità e rispetto per le culture e le tradizioni locali. Questo approccio permette di instaurare un rapporto di fiducia con le comunità locali e di lavorare insieme per migliorare la salute dei bambini. Infine, è importante sottolineare che la nostra opera è resa possibile grazie all’impegno di molti volontari e donatori. Senza di loro, non sarebbe possibile realizzare tutto questo. Conclusioni In conclusione, il nostro lavoro rappresenta una luce di speranza per migliaia di bambini africani affetti da malattie cardiache. Nonostante le enormi sfide, continuiamo ad impegnarci quotidianamente per garantire a questi bambini le cure mediche di cui hanno bisogno e per formare il personale medico locale, garantendo così un futuro migliore per l’Africa. Sostenete il nostro importante lavoro. Insieme, possiamo fare la differenza. GRAZIE AL TUO SOSTEGNO SALVIAMO LA VITA A DECINE DI BAMBINI OGNI ANNO. AIUTACI A FARE SEMPRE DI PIÚ. Paesi 0 Bambini operati 0 Bambini visitati 0 +

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