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Categoria soccorso umanitario

1 Giu

Ucraina, consegnate a Kharkiv 15 tonnellate di prodotti per l’igiene personale a sostegno degli sfollati.

Aiuti umanitari in Ucraina: consegnate a Kharkiv 15 tonnellate di prodotti per l’igiene personale. Un intervento a sostegno della popolazione sfollata: oltre 1.500 beneficiari, il 60% con disabilità. In un contesto ancora segnato da forti tensioni e continui rischi per la popolazione civile, una nuova operazione umanitaria ha permesso di portare aiuto concreto nella città di Kharkiv, una delle aree maggiormente colpite dal conflitto in Ucraina. Nonostante un fine settimana particolarmente complesso sul piano operativo e della sicurezza, la collega Olga, presente sul territorio, è riuscita a ricevere circa 15 tonnellate di prodotti per l’igiene personale destinati al supporto di 1.545 persone sfollate interne. Il progetto Acqua Viva e il sostegno di AICS Kiev Si tratta di un intervento di grande importanza umanitaria, soprattutto considerando che almeno il 60% dei beneficiari è costituito da persone con disabilità, spesso tra le categorie più fragili e maggiormente esposte alle conseguenze della guerra, dell’isolamento e della carenza di servizi essenziali. La fornitura comprende materiali indispensabili per la cura e l’igiene quotidiana, beni che in situazioni di emergenza assumono un valore fondamentale non solo dal punto di vista sanitario, ma anche sotto il profilo della dignità personale e della tutela delle condizioni di vita delle persone costrette a lasciare la propria casa. L’operazione è stata resa possibile grazie al progetto “Acqua Viva 04/UCr/13157/2026”, finanziato da AICS Kiev, e rappresenta un ulteriore passo nel sostegno alle comunità civili ucraine che continuano a vivere le conseguenze quotidiane del conflitto. L’impegno di POBIC a fianco delle comunità colpite dalla guerra. In territori dove l’accesso ai beni di prima necessità può diventare estremamente difficile, la collaborazione tra operatori locali, organizzazioni umanitarie e partner internazionali permette di garantire continuità agli aiuti e vicinanza concreta alle persone più vulnerabili. Attraverso interventi come questo, POBIC continua a sostenere attività di assistenza umanitaria rivolte alle popolazioni colpite dalla guerra, contribuendo alla distribuzione di beni essenziali e al supporto delle fasce più fragili della popolazione civile. Nelle situazioni di sfollamento forzato, l’accesso ai prodotti per l’igiene personale rappresenta un bisogno essenziale spesso sottovalutato. Sapone, detergenti, prodotti per la cura della persona e altri materiali di uso quotidiano contribuiscono non solo alla prevenzione di problemi sanitari, ma anche a preservare la dignità e il benessere delle persone che vivono condizioni di particolare vulnerabilità. GRAZIE AL TUO SOSTEGNO SALVIAMO LA VITA A DECINE DI BAMBINI OGNI ANNO. AIUTACI A FARE SEMPRE DI PIÚ. Paesi 0 Bambini operati 0 Bambini visitati 0 +

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9 Mag

Jeremiah e Perl, due nuove vite salvate grazie alla rete solidale di POBIC

Jeremiah e Perl, due nuove vite salvate grazie alla rete solidale di Pobic Jeremiah e Perl, bambini operati al cuore grazie a Pobic Jeremiah e Perl sono due bambini arrivati dall’Uganda con una speranza concreta: poter ricevere le cure necessarie per affrontare una grave patologia cardiaca. Grazie all’impegno di POBIC, entrambi sono stati operati al cuore in Italia e oggi rappresentano una nuova testimonianza di ciò che la solidarietà può rendere possibile quando diventa organizzazione, cura e continuità. Le loro storie non sono episodi isolati. Geremia e Perl sono infatti il 97° e il 98° bambino accompagnati da POBIC in un percorso di cura salvavita. Un traguardo che racconta anni di lavoro, relazioni internazionali, collaborazione con strutture sanitarie specializzate e una presenza costante accanto ai bambini e alle loro famiglie. Complessivamente, nel corso della propria attività, POBIC ha seguito 423 bambini: un numero che dà misura concreta alla profondità di un impegno costruito nel tempo. Cassettine solidali a Verona: 1.000 esercenti al fianco di POBIC Dietro ogni intervento non c’è solo una sala operatoria. C’è una rete di persone, comunità e piccoli gesti quotidiani che, nel tempo, rendono possibile qualcosa di straordinario. Un ruolo fondamentale è svolto anche dai circa 1.000 esercenti veronesi che da vent’anni ospitano le cassettine per le donazioni di POBIC. Bar, negozi e attività del territorio diventano così punti vivi di solidarietà diffusa, luoghi in cui anche un piccolo contributo può trasformarsi in qualcosa di enorme: un viaggio, un intervento chirurgico, una nuova possibilità di vita. È proprio questa rete silenziosa e concreta a rendere possibile il lavoro di POBIC. La solidarietà, quando viene condivisa e custodita nel tempo, smette di essere un concetto astratto e diventa una forza capace di attraversare confini, distanze e difficoltà. https://www.pobic.org/wp-content/uploads/2026/05/h264_yuv420p_858_480_25_1300_aac_64_48000_2.mp4 Pensieri e Colori: educare alla solidarietà nelle scuole Accanto all’impegno sanitario, POBIC continua a promuovere percorsi di educazione alla solidarietà rivolti alle nuove generazioni. In questa direzione si inserisce anche il progetto Pensieri e Colori, il concorso educativo dedicato alle scuole che invita bambini e ragazzi a raccontare, attraverso il disegno, valori come l’aiuto reciproco, la felicità e l’attenzione verso gli altri. Il collegamento tra le storie di Geremia e Perla e il coinvolgimento delle scuole rende ancora più chiara la missione di POBIC: non solo intervenire dove c’è un bisogno urgente di cura, ma contribuire a costruire una cultura della solidarietà, capace di crescere nel tempo e di coinvolgere comunità, famiglie, studenti e territori. Perché salvare una vita significa anche educare alla cura. E ogni gesto, anche il più piccolo, può diventare parte di una storia più grande. GRAZIE AL TUO SOSTEGNO SALVIAMO LA VITA A DECINE DI BAMBINI OGNI ANNO. AIUTACI A FARE SEMPRE DI PIÚ. Paesi 0 Bambini operati 0 Bambini visitati 0 +

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18 Feb

Un cuore fragile, un intervento urgente: Jeremiah ha bisogno di noi.

Un cuore fragile, un intervento urgente: Jeremiah ha bisogno di noi. Jeremiah ha 11 anni e convive dalla nascita con una cardiopatia congenita che avrebbe richiesto un intervento nei suoi primi anni di vita. Un tempo che purtroppo non è stato possibile rispettare. La scorsa settimana lo abbiamo accolto all’aeroporto di Linate. Era un momento atteso, preparato con cura. Ma quando lo abbiamo incontrato, le sue condizioni ci hanno subito preoccupato. Non era più il momento dell’attesa. Era il momento di agire. In poche ore è stata presa una decisione fondamentale per la sua vita. Trasferimento urgente all’Ospedale Gaslini di Genova Jeremiah è stato trasferito con urgenza all’Ospedale Gaslini, centro di riferimento nazionale e internazionale per la cardiologia pediatrica. Qui è stato immediatamente preso in carico e ricoverato. La situazione resta delicata, ma ad oggi Jeremiah è seguito da un’équipe esperta che sta monitorando ogni parametro con cura e attenzione. In questi momenti non contano solo le diagnosi. Contano la rapidità delle decisioni, la competenza dei professionisti e la capacità di attivare una rete di cura efficace. Cardiologia pediatrica e visite pre-operatorie Nei prossimi giorni Jeremiah sarà sottoposto a tutte le visite pre-operatorie necessarie per valutare le modalità e i tempi dell’intervento. Ogni esame serve a definire il quadro clinico con precisione, a ridurre i rischi e a costruire il percorso più sicuro possibile. POBIC sarà al suo fianco in ogni fase di questo cammino: durante i controlli, nell’attesa dell’intervento e nel periodo post-operatorio. Essere presenti non significa solo organizzare un viaggio sanitario. Significa accompagnare un bambino in uno dei momenti più fragili della sua vita. Solidarietà e cooperazione sanitaria: una storia ancora da scrivere Grazie al sostegno di chi crede nella cooperazione sanitaria internazionale, un bambino che fino a pochi giorni fa non aveva accesso a cure specialistiche oggi è seguito in uno dei centri pediatrici più importanti d’Europa. Ogni missione non è solo un intervento medico. È un ponte tra Paesi, competenze e persone. Jeremiah non è più solo. E questo è il primo, fondamentale passo. GRAZIE AL TUO SOSTEGNO SALVIAMO LA VITA A DECINE DI BAMBINI OGNI ANNO. AIUTACI A FARE SEMPRE DI PIÚ. Paesi 0 Bambini operati 0 Bambini visitati 0 +

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19 Ott

In missione ad Accra: verso un protocollo di ricerca sulla malattia reumatica in Ghana​

In missione ad Accra: verso un protocollo di ricerca sulla malattia reumatica in Ghana Dal 14 al 18 settembre 2025, la direttrice alle operazioni dell’Associazione Pobic, Ada Caraffini, ha preso parte a una missione in Ghana, insieme al cardiologo Davide Morolla. Obiettivo della trasferta: avviare i lavori per l’elaborazione di un protocollo di ricerca sulla prevalenza della malattia reumatica cardiaca nei bambini, con un focus specifico sulla fascia d’età tra i 3 e i 15 anni, la più colpita da questa patologia. Durante la missione, Pobic ha lavorato in collaborazione con il Cardiothoracic Teaching Hospital di Accra, uno dei principali centri di riferimento del Paese, insieme alla cardiologa pediatrica Prof. Nana-Akyaa Tao e al Dr. Innocenti Adzamil, professionisti impegnati da anni nella diagnosi e nella cura delle malattie cardiovascolari pediatriche. La malattia reumatica cardiaca: una patologia prevenibile ma ancora diffusa La malattia reumatica cardiaca è una condizione cronica che si sviluppa a seguito di una febbre reumatica acuta, innescata generalmente da un’infezione da streptococco beta-emolitico di gruppo A (come faringiti o tonsilliti non trattate). Se non curata tempestivamente, l’infiammazione può causare danni permanenti alle valvole cardiache, portando a complicanze gravi come insufficienza cardiaca, aritmie e rischio di morte precoce.   Questa patologia colpisce soprattutto i bambini e gli adolescenti nei contesti dove l’accesso a cure mediche tempestive è limitato. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, oltre 39 milioni di persone nel mondo convivono con danni cardiaci di origine reumatica, con un carico maggiore concentrato nei Paesi a basso e medio reddito. Perché proprio in Ghana? Il Ghana è tra i Paesi africani dove la malattia reumatica continua ad avere un impatto significativo sulla salute pediatrica.Numerosi studi locali confermano un’alta incidenza tra i bambini in età scolare, aggravata da fattori come: limitato accesso ai servizi sanitari primari, scarsa disponibilità di terapie antibiotiche tempestive, condizioni socioeconomiche e ambientali che favoriscono la diffusione di infezioni respiratorie non trattate. In questo contesto, la definizione di un protocollo di ricerca mirato rappresenta un primo passo fondamentale per raccogliere dati affidabili, comprendere la reale portata del fenomeno e progettare, in futuro, interventi sanitari basati sull’evidenza. Un passo alla volta L’elaborazione di un protocollo condiviso con i partner clinici e istituzionali ghanesi permetterà a Pobic di: rafforzare la cooperazione con il sistema sanitario locale, contribuire alla conoscenza epidemiologica di una patologia troppo spesso trascurata, porre le basi per possibili sviluppi futuri, in linea con la missione internazionale dell’associazione. Come sottolineato dalla stessa Ada Caraffini nel suo report di missione, si tratta di un primo passo, importante, ma da percorrere con attenzione, ascolto e collaborazione.Pobic continuerà a documentare le fasi di avanzamento di questo progetto, condividendo aggiornamenti e riflessioni con la propria comunità e i partner.   Segui i nostri canali social per non perdere i prossimi aggiornamenti dal Ghana e dalle nostre altre missioni nel mondo. GRAZIE AL TUO SOSTEGNO SALVIAMO LA VITA A DECINE DI BAMBINI OGNI ANNO. AIUTACI A FARE SEMPRE DI PIÚ. Paesi 0 Bambini operati 0 Bambini visitati 0 +

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14 Lug

Pobic alla Conferenza “Ukraine Recovery” di Roma: rinnovato impegno per la ricostruzione dell’Ucraina

Pobic alla Conferenza “Ukraine Recovery” di Roma: rinnovato impegno per la ricostruzione dell’Ucraina Il 10 e 11 luglio 2025 si è svolta a Roma la quarta edizione della Ukraine Recovery Conference (URC2025), un evento internazionale promosso dai governi di Italia e Ucraina per rafforzare la cooperazione globale nella ricostruzione dell’Ucraina, colpita da oltre tre anni di guerra. Ospitata presso il Roma Convention Center “La Nuvola”, la conferenza ha visto la partecipazione di oltre 100 delegazioni governative, 40 organizzazioni internazionali e migliaia di rappresentanti del mondo economico e sociale. Obiettivo centrale: trasformare le dichiarazioni di sostegno in azioni concrete, con un’attenzione particolare alla resilienza umana, economica e istituzionale del Paese. Il programma dell’URC2025 si è sviluppato attorno a quattro pilastri strategici:   Il programma dell’URC2025 si è sviluppato attorno a quattro pilastri strategici: Business: rilancio dell’economia attraverso investimenti privati e sostegno alle imprese locali. Capitale umano: sostegno ai bisogni sociali, alla salute mentale, al reinserimento dei rifugiati e alla protezione dei minori. Governo locale e territori: rafforzamento della capacità amministrativa e autonomia delle autorità locali. Percorso europeo: accelerazione del processo di integrazione dell’Ucraina nell’Unione Europea. Durante l’evento, sono stati annunciati impegni finanziari rilevanti. L’Unione Europea ha presentato un pacchetto di supporto del valore di 2,3 miliardi di euro, con l’obiettivo di mobilitare fino a 10 miliardi tramite garanzie, sovvenzioni e nuovi strumenti finanziari. Tra le novità, anche un fondo di investimento europeo destinato al rilancio industriale e alla transizione verde dell’Ucraina. Diplomazia, sicurezza e partecipazione globale All’apertura dei lavori hanno partecipato numerosi leader internazionali, tra cui il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, la presidente del Consiglio italiano Giorgia Meloni, e altri esponenti di rilievo politico da Regno Unito, Germania, Stati Uniti e Francia. Tra i temi discussi, anche la creazione di una forza multinazionale per la stabilizzazione del Paese una volta raggiunto un cessate il fuoco, con il coinvolgimento di una trentina di Paesi. Il ruolo di Pobic: solidarietà concreta e duratura Anche Pobic ha preso parte alla conferenza, rappresentata dal presidente avv. Paolo Novellini, dal vicepresidente Festus Adedayo e dalla direttrice operativa Ada Caraffini. L’ONG è da oltre vent’anni attiva in Ucraina, con progetti umanitari che spaziano dal sostegno sanitario all’assistenza a famiglie vulnerabili, minori e comunità rurali colpite dalla guerra.   La partecipazione di Pobic alla URC2025 rafforza il suo impegno per il popolo ucraino. L’organizzazione continuerà a operare in collaborazione con enti locali e internazionali per offrire supporto tangibile nella ricostruzione del tessuto sociale e civile. Il lavoro sul campo si allineerà agli obiettivi della conferenza, valorizzando approcci inclusivi, sostenibili e orientati ai diritti umani. Pobic: Dove c’è più bisogno   Oggi più che mai, la ricostruzione dell’Ucraina non può essere solo un tema geopolitico: è una responsabilità collettiva, un atto di solidarietà verso milioni di persone che aspirano a un futuro dignitoso. Pobic sarà presente, con competenza e umanità, a ogni passo di questo percorso. GRAZIE AL TUO SOSTEGNO SALVIAMO LA VITA A DECINE DI BAMBINI OGNI ANNO. AIUTACI A FARE SEMPRE DI PIÚ. Paesi 0 Bambini operati 0 Bambini visitati 0 +

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9 Lug

Pobic e National Cardiothoracic Centre di Accra uniti contro la RHD in Ghana

Pobic e National Cardiothoracic Centre di Accra uniti contro la RHD in Ghana Pobic ONG e il National Cardiothoracic Centre di Accra (Ghana) hanno firmato il 30 giugno scorso un accordo triennale di collaborazione internazionale con l’obiettivo di combattere la Rheumatic Heart Disease (RHD) nei bambini ghanesi. Con oltre 40 milioni di casi stimati nel mondo e 300.000 morti ogni anno – soprattutto in Paesi a basso e medio reddito – la RHD è una patologia prevenibile ma spesso trascurata. Il nuovo partenariato mette insieme l’esperienza di Pobic nell’accesso e nella gestione di fondi europei e italiani, e la competenza clinica del Centre di Accra, per creare un modello replicabile di prevenzione, diagnostica e cura. Cosa prevede l’intesa Mappatura epidemiologica: avvio di uno studio per valutare la reale diffusione della RHD nelle aree più vulnerabili del Ghana. Sensibilizzazione capillare: distribuzione di materiali educativi a scuole, famiglie e comunità per riconoscere precocemente i sintomi da streptococco, fattore scatenante della malattia. Potenziare la diagnostica: fornire tamponi faringei e altri strumenti di screening ai centri sanitari locali, insieme alla formazione di operatori e tecnici. Rafforzare la cura: supporto all’implementazione di protocolli di trattamento e di un programma di profilassi antibiotica per bloccare l’evoluzione della malattia. Governance condivisa: costituzione di una task force e di un Comitato di Gestione congiunto per coordinare operazioni, raccolta fondi e rendicontazione trasparente. Crediamo che solo lavorando fianco a fianco con le comunità e i professionisti locali potremo estirpare una malattia che, fino a ieri, sembrava un destino inevitabile per troppi bambini,” Avv. Paolo Novellini Presidente di POBIC ONG Perché è importante Intervento precoceIdentificare e trattare tempestivamente le infezioni streptococciche riduce drasticamente il rischio di danni alle valvole cardiache, evitando disabilità di lungo periodo. Formazione e capacità localiCreare competenze sul territorio significa lasciare un “know-how” sostenibile anche dopo la scadenza dell’accordo. Accesso a nuove risorseCon Pobic come partner lead applicant, il progetto potrà attingere a finanziamenti pubblici e privati europei e italiani, ampliando la capacità operativa in Ghana. Questo accordo ribadisce l’impegno di Pobic nel promuovere salute e dignità nei contesti più bisognosi, grazie alla sinergia con istituzioni locali e alla condivisione di best practice internazionali. GRAZIE AL TUO SOSTEGNO SALVIAMO LA VITA A DECINE DI BAMBINI OGNI ANNO. AIUTACI A FARE SEMPRE DI PIÚ. Paesi 0 Bambini operati 0 Bambini visitati 0 +

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3 Lug

Emergency Transport: Ucraina: escalation silenziosa, emergenza evidente.

Emergency Transport: perché oggi più che mai serve supportare l’Emergency Transport di Pobic In Ucraina si continua a morire, anche se i telegiornali non lo raccontano più. Negli ultimi giorni, l’Ucraina è stata colpita dalla più massiccia ondata di attacchi russi dall’inizio del conflitto: tra il 29 giugno e il 3 luglio, centinaia di droni e missili hanno colpito infrastrutture civili, ospedali, centri abitati e luoghi di soccorso. A Odesa, Kryvyi Rih, Poltava e nella regione di Kherson i raid hanno causato vittime tra i civili, inclusi bambini. A Kiev e Lviv si registrano blackout, vittime e un sistema sanitario sotto pressione. Tutto questo accade nel silenzio dell’estate europea. E mentre cala il clamore mediatico, cresce la necessità concreta di un aiuto stabile, strutturato, continuo. Una guerra che cambia volto, ma resta crudele. L’intensificarsi dei bombardamenti e l’intenzione dell’Ucraina di ritirarsi dalla Convenzione di Ottawa — per poter riutilizzare mine antiuomo — segnalano una spirale che si inasprisce: sul piano militare, etico, umanitario. Migliaia di civili rischiano di rimanere intrappolati nei territori sotto assedio. Le vie di evacuazione si restringono. E le ambulanze diventano spesso bersagli, non strumenti di salvezza. L’Emergency Transport di Pobic: una risposta concreta, silenziosa, ma vitale. Dal 2014, Pobic è presente in Ucraina con interventi umanitari che hanno coperto tutte le fasi del conflitto, dall’invasione della Crimea fino all’emergenza odierna. Lo abbiamo fatto con costanza, senza mai spegnere i motori della solidarietà. Tra i progetti più urgenti e indispensabili oggi c’è l’Emergency Transport: Una rete di trasporto sanitario d’emergenza per bambini, feriti, malati cronici e persone vulnerabili. Coordinata da volontari locali e internazionali, operativa in aree ad alto rischio. Essenziale per garantire evacuazioni rapide, trasporti verso ospedali ancora funzionanti e consegne mirate di medicinali. In un contesto in cui le ambulanze vengono colpite deliberatamente e i bombardamenti si moltiplicano, garantire veicoli attrezzati, carburante, personale e manutenzione è diventato un atto di resistenza umana. Cosa puoi fare oggi stesso? Oggi, più che in passato, l’inasprimento del conflitto richiede risposte immediate. Pobic c’è. Ma abbiamo bisogno del tuo aiuto per: Finanziare nuove unità mobili di soccorso. Garantire turni di guida e trasporto su rotte sempre più pericolose. Rafforzare la rete logistica e sanitaria di emergenza. EMERGENCY TRANSPORT La nostra forza è far viaggiare la speranza su quattro ruote. Dona un “pezzettino” di ambulanza: insieme possiamo mettere in strada il prossimo mezzo prima dell’inverno 2025. Sul sito Pobic è attiva una campagna dedicata; bastano 25 € per assicurare un kit di medicazione a bordo, 100 € per rifornire l’ossigeno. Ogni contributo accorcia la distanza fra chi scappa e un soccorso tempestivo. DONA ORA

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8 Giu

Marocco: l’importanza dela lingua berbera nell’istruzione​

Marocco: l’importanza dela lingua berbera nell’istruzione – Il piano statale per diffondere l’amazigh nelle scuole accompagna il riconoscimento Mentre cresce il numero di studenti che imparano l’amazigh, nome ufficiale della lingua della popolazione berbera, il Marocco consolida un percorso iniziato oltre vent’anni fa per riconoscere pienamente l’idioma come parte integrante dell’identità nazionale. Oggi, il 40% delle scuole pubbliche insegna l’amazigh, con oltre 650.000 studenti coinvolti e quasi 2.000 docenti formati.   Il Ministero dell’Istruzione punta a formarne 3.000 entro i prossimi anni, con l’obiettivo di estendere l’insegnamento a tutte le scuole del Paese. Un impegno con solide basi L’aumento degli insegnanti dedicati – da 200 nel 2021 a 1.850 nel 2024 – è il risultato di un impegno istituzionale che ha solide basi giuridiche. L’articolo 5 della Costituzione del 2011 riconosce infatti l’amazigh come lingua ufficiale dello Stato, definendolo “patrimonio comune di tutti i marocchini senza eccezione”.    Una scelta che riflette non solo una visione culturale, ma anche un’esigenza sociale: nelle comunità berbere, parlare la propria lingua a scuola significa avere accesso a un’educazione più equa e a servizi di base realmente comprensibili. E l’importanza non si limita alla lingua L’importanza della lingua si riflette anche sul piano sanitario. In molte aree interne del Paese, dove la carenza di strutture e informazioni mediche penalizza in particolare le donne, l’uso dell’amazigh può fare la differenza nella comprensione dei messaggi di prevenzione.    È da questa consapevolezza che prese forma l’impegno di Pobic, con un progetto rivolto specificamente alle donne berbere.    Le attività hanno incluso incontri di sensibilizzazione sulla salute femminile, educazione alla prevenzione di malattie trasmissibili e croniche, promozione dell’accesso ai controlli di base e all’assistenza prenatale.    Intervenire in questi contesti non è solo una questione sanitaria: significa rafforzare il ruolo delle donne nella comunità e contribuire, attraverso l’ascolto e la lingua, a un cambiamento strutturale e duraturo. Scopri come aiutare Pobic nella sua missione.

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19 Mag

Uganda e la lunga ombra dell’ebola: cosa rende difficile debellarla?

Uganda e la lunga ombra dell’ebola: cosa rende difficile debellarla? Nel cuore dell’Africa orientale, il virus continua a essere una minaccia latente. Nonostante i successi nel contenimento, restano forti le fragilità strutturali e sanitarie del Paese.   A fine aprile 2025, il Ministero della Salute ugandese ha annunciato la fine dell’ultimo focolaio di ebola. Un traguardo raggiunto dopo 42 giorni senza nuovi contagi, certificato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Ma dietro l’ottimismo, permane una realtà complessa: quella di un Paese costretto a convivere con un nemico invisibile, che si ripresenta ciclicamente, con modalità sempre imprevedibili. Cronaca recente dell’ebola in Uganda L’epidemia più recente, esplosa a Kampala – metropoli da quattro milioni di abitanti e snodo nevralgico per l’Africa orientale – ha coinvolto 14 persone: 12 confermate, 2 probabili. Quattro sono morte, dieci sono guarite. Il paziente zero è stato un infermiere, deceduto poco dopo aver contratto la malattia, come riporta il sito di Al Jazeera. Il ceppo responsabile è il Sudan virus, per cui non esiste ancora un vaccino approvato. In assenza di terapie consolidate, i protocolli si affidano a isolamento, tracciamento e sorveglianza territoriale. Quanti morti? Quella del 2025 è stata la nona epidemia nel Paese dal 2000. La vicinanza con la Repubblica Democratica del Congo – dove tra il 2018 e il 2020 si è registrato un focolaio con oltre 2.200 morti – aumenta l’esposizione al rischio. Le foreste tropicali al confine ospitano specie animali considerate serbatoi naturali del virus. Ma sono le condizioni socio-sanitarie a rendere l’ebola endemica: carenze igieniche, ospedali con strumentazioni minime e una profonda diffidenza verso le campagne vaccinali ostacolano ogni sforzo strutturale. Quali risposte per contrastare l’ebola in Uganda? In risposta, nel Paese sono in corso test clinici per un vaccino specifico contro il Sudan virus, presso il Mulago National Referral Hospital di Kampala. Le autorità sanitarie contano sull’esperienza maturata in oltre vent’anni di epidemie per contenere i focolai. Purtroppo, secondo gli esperti, senza un potenziamento duraturo della rete ospedaliera nelle aree rurali e un cambiamento culturale nella percezione delle malattie infettive, il rischio di nuovi contagi resta elevato. Il contributo fondamentale di Pobic È proprio in queste aree dimenticate che si inseriscono interventi paralleli, tra sanità, cooperazione e diritti umani. Un esempio concreto è quello che noi di Pobic portiamo avanti da anni nella regione occidentale del Rwenzori. Già nel 2016 aveva avviato il programma Pobic for Women, in collaborazione con Rena-Foundation, per assistere donne in gravidanza prive di accesso a cure sicure. Il 2024 ha segnato un’evoluzione significativa: la missione Open Heart Uganda ha permesso a tre bambini con gravi cardiopatie di essere trasferiti in Italia per ricevere cure salvavita. Sono i primi di 59 minori sottoposti a screening. Un ponte umanitario tra due mondi, reso possibile non solo dalla solidarietà, ma da una visione focalizzata su fragilità sistemiche che l’ebola, puntualmente, continua a rivelare. Scopri come aiutare Pobic nella sua missione in Uganda.

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5 Mag

Emergency Transport: perché un’ambulanza Pobic può fare la differenza nella crisi degli sfollati ucraini

Emergency Transport: perché un’ambulanza Pobic può fare la differenza nella crisi degli sfollati ucraini Da tre anni l’Ucraina vive un pendolarismo forzato: quasi 5 milioni di persone si spostano all’interno del Paese per sfuggire ai bombardamenti, salvo poi tentare di rientrare a casa quando la linea del fronte arretra. A questi si sommano 6,36 milioni di rifugiati registrati in Europa — dei quali 4,3 milioni sotto protezione temporanea nell’UE — che gravano su sistemi di accoglienza ormai saturi in Polonia e Germania. Il pendolarismo degli sfollati interni Secondo la IOM, il 37 % degli sfollati dichiara di aver cambiato provincia più di una volta nell’ultimo anno; molti oscillano fra le regioni occidentali, ritenute più sicure, e le province d’origine per controllare le abitazioni o lavorare. L’instabilità logistica rende indispensabili mezzi di soccorso mobili capaci di raggiungere comunità che cambiano volto da un mese all’altro. Lacune di finanziamento Il piano umanitario ONU per il 2025 chiede 2,6 miliardi di dollari, ma a oggi copre solo il 20 % delle necessità: i tagli USA hanno fatto crollare i fondi dell’83 % rispetto al 2024. Di conseguenza l’obiettivo di persone assistite è sceso da 6 a 4,8 milioni, lasciando fuori milioni di sfollati in aree di difficile accesso La fatica dell’accoglienza in Europa Polonia: quasi 1 milione di PESEL‑UKR ancora attivi, con alloggi di emergenza che iniziano a chiudere per mancanza di fondi. Germania: 1,25 milioni di rifugiati ucraini — 29 % minori — mettono sotto pressione scuole e servizi sanitari locali. Mentre le reti di protezione sociale si sfilacciano, cresce la richiesta di trasferimenti sanitari da frontiera a frontiera e verso gli hub ospedalieri più capaci. Il contributo fondamentale di Pobic Attraverso il programma Emergency Transport, Pobic recupera ambulanze dismesse in Italia, le ricondiziona e le invia cariche di forniture mediche.   Caso emblematico — Nemirov, 2023 Quando un frammento di missile ha distrutto l’unico mezzo di soccorso della cittadina, Pobic ha consegnato una nuova ambulanza, guidata fino al Donbass dal presidente di Pobic‑Ucraina, Mikola Segeda. Insieme al veicolo hanno viaggiato kit di medicazione, antibiotici, coperte e abiti caldi assemblati dai volontari in Lombardia. leggi qui l’articolo per conoscere meglio la storia. Ogni convoglio di Pobic parte con: Farmaci a uso chirurgico e d’urgenza (analgesici, antibiotici, soluzione fisiologica). Kit di primo soccorso per evacuazioni rapide di civili feriti. Coperte termiche e abbigliamento invernale destinati a chi abita in rifugi improvvisati o seminterrati senza riscaldamento. Vestiti, cibo a lunga conservazione e giochi per i più piccoli. I nostri obiettivi per il 2025 Ampliare la flotta: l’obiettivo minimo è donare altre tre ambulanze alle municipalità di Kharkiv, Zaporizhzhia e Mykolaïv, dove i mezzi vengono colpiti più spesso. Formare personale locale: moduli di 48 ore su triage ed emergenza a bordo per infermieri ucraini. Sostegno a distanza: continuare il programma avviato nel 2010 all’orfanotrofio di Nemirov, garantendo forniture mensili di vestiti e giochi educativi. Perché ogni ambulanza conta adesso Risponde al pendolarismo: un mezzo attrezzato può seguire gli sfollati nei loro movimenti, offrendo cure dove gli ospedali non sono più raggiungibili. Colma i buchi di bilancio: mentre i fondi ONU si riducono, un’ambulanza completa di forniture vale in media 85 000 €, coprendo un gap che le agenzie internazionali non riescono più a finanziare. Solleva i paesi d’accoglienza: ridurre i traumi non curati alla frontiera significa meno ospedalizzazioni costose a Berlino o Varsavia. EMERGENCY TRANSPORT La nostra forza è far viaggiare la speranza su quattro ruote. Dona un “pezzettino” di ambulanza: insieme possiamo mettere in strada il prossimo mezzo prima dell’inverno 2025. Sul sito Pobic è attiva una campagna dedicata; bastano 25 € per assicurare un kit di medicazione a bordo, 100 € per rifornire l’ossigeno. Ogni contributo accorcia la distanza fra chi scappa e un soccorso tempestivo. DONA ORA

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