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Giornata mondiale del cuore: per molti bambini curarsi è ancora un privilegio

Cardiopatie infantili: quando il luogo di nascita condiziona l’accesso alle cure

Una cardiopatia può colpire un bambino in qualsiasi parte del mondo. Ciò che cambia, spesso in modo decisivo, è la possibilità di scoprirla in tempo e ricevere le cure necessarie.

Il 29 settembre si celebra la Giornata mondiale del cuore, promossa dalla World Heart Federation per richiamare l’attenzione sulle malattie cardiovascolari e sul loro impatto. Per POBIC questa ricorrenza rappresenta anche un’occasione per parlare di una disuguaglianza meno visibile: quella che separa i bambini che possono accedere rapidamente a una diagnosi e a un intervento da quelli per i quali curarsi resta un percorso difficile, costoso o addirittura impossibile.

Non tutti i bambini che nascono con un problema al cuore, infatti, hanno davanti a sé le stesse possibilità.

Le cardiopatie congenite sono anomalie della struttura o del funzionamento del cuore presenti fin dalla nascita. Alcune possono essere tenute sotto controllo, mentre altre richiedono una diagnosi tempestiva, cure specialistiche o un intervento chirurgico.

Nei Paesi dotati di sistemi sanitari strutturati, un bambino con una cardiopatia può essere sottoposto agli accertamenti necessari già durante la gravidanza o nei primi giorni di vita. Da quel momento viene seguito da cardiologi pediatrici e indirizzato verso il percorso terapeutico più appropriato.

In molte aree del mondo, invece, questa rete di assistenza non è disponibile oppure è accessibile soltanto a una parte della popolazione.

La distanza dagli ospedali, la scarsità di medici specializzati, il costo degli esami e l’assenza di strutture in grado di eseguire interventi complessi possono ritardare la diagnosi. La malattia viene così individuata quando i sintomi sono già evidenti e le condizioni del bambino sono diventate più difficili da trattare.


È in questa distanza tra bisogno e possibilità di cura che una patologia affrontabile può trasformarsi in una minaccia per la vita.

Non esistono soltanto le cardiopatie presenti dalla nascita

Ai problemi congeniti si aggiungono patologie cardiache che possono svilupparsi durante l’infanzia. Tra queste c’è la malattia reumatica cardiaca, provocata dai danni alle valvole del cuore conseguenti a uno o più episodi di febbre reumatica.

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, si tratta della cardiopatia acquisita più diffusa tra le persone con meno di 25 anni. Colpisce soprattutto bambini e adolescenti che vivono in Paesi a basso e medio reddito o in comunità nelle quali l’accesso ai servizi sanitari è limitato.


La malattia può avere origine da un’infezione da streptococco che, se riconosciuta e trattata tempestivamente, può evitare conseguenze molto gravi. Tuttavia, non tutte le famiglie hanno la possibilità di raggiungere una struttura sanitaria, sostenere i costi delle cure o incontrare personale in grado di formulare una diagnosi corretta.

Anche in questo caso, il problema non è soltanto la presenza della malattia. È la mancanza di una rete capace di riconoscerla e intervenire prima che il danno al cuore diventi permanente.

Curare un bambino significa costruire un intero percorso

Quando si parla di un intervento al cuore, l’attenzione si concentra comprensibilmente sulla sala operatoria. Ma rendere possibile la cura di un bambino significa affrontare un percorso molto più ampio.

Prima dell’intervento servono visite, esami, diagnosi precise e il confronto tra professionisti. Quando le cure devono essere effettuate lontano dal Paese di origine, è necessario organizzare il viaggio, predisporre i documenti, individuare la struttura disponibile e garantire l’accoglienza del bambino e di chi lo accompagna.

Dopo l’operazione iniziano il recupero e i controlli, fino al ritorno a casa e alla prosecuzione del percorso sanitario.


Dietro una vita salvata c’è quindi una rete composta da medici, ospedali, volontari, famiglie, associazioni e donatori. Persone diverse che si assumono una parte della responsabilità necessaria per accompagnare quel bambino dalla diagnosi alla cura. È un lavoro complesso, spesso poco visibile, ma indispensabile.

Open Heart: il cuore dell’impegno di POBIC

Attraverso il progetto Open Heart, POBIC aiuta bambini affetti da gravi patologie cardiache che non possono ricevere nel proprio Paese le cure necessarie.

L’obiettivo non è soltanto permettere l’accesso a un intervento chirurgico. Significa seguire il bambino lungo tutto il percorso, collaborare con le strutture sanitarie, sostenere gli aspetti organizzativi e accompagnare la famiglia in un momento nel quale alla paura per la malattia si aggiunge la difficoltà di affrontare un viaggio lontano da casa.

Le storie di Jeremiah e Perl, arrivati dall’Uganda e operati in Italia, raccontano in modo concreto il valore di questa rete. Il loro percorso non rappresenta un episodio isolato, ma si inserisce in un impegno che POBIC porta avanti da anni per offrire una possibilità di cura ai bambini che rischierebbero di non averla.

Ogni intervento restituisce un futuro a un bambino. Ma racconta anche qualcosa di più grande: dimostra cosa può accadere quando competenze mediche, cooperazione internazionale e solidarietà riescono a lavorare nella stessa direzione.

La diagnosi precoce può cambiare una vita

Garantire l’accesso alle cure significa anche rafforzare la capacità di individuare le patologie prima che diventino più gravi.

Per questo sono fondamentali le visite cardiologiche pediatriche, la disponibilità di strumenti diagnostici, la formazione del personale sanitario locale e la collaborazione continuativa con ospedali e specialisti.

Diagnosticare precocemente una cardiopatia consente di valutare il percorso più adatto e, quando possibile, intervenire prima che le condizioni del bambino peggiorino. La cooperazione sanitaria non può quindi limitarsi alla risposta all’emergenza: deve contribuire a costruire competenze, relazioni e continuità.

È una prospettiva importante anche per il lavoro avviato da POBIC in Ghana sulla malattia reumatica cardiaca, con l’obiettivo di contribuire alla conoscenza della sua diffusione tra i bambini e porre le basi per interventi fondati su dati affidabili.

Giornata mondiale del cuore: trasformare l’attenzione in una possibilità concreta

La Giornata mondiale del cuore ci ricorda ogni anno quanto sia importante proteggere la salute cardiovascolare. Ma non tutti partono dalla stessa condizione e non tutti dispongono degli stessi strumenti.

Per alcuni bambini il problema non è sapere che una cura esiste. È riuscire a raggiungerla.

Ridurre questa distanza richiede professionalità, organizzazione e risorse.

Richiede ospedali disponibili ad accogliere i piccoli pazienti, medici capaci di seguirli, volontari pronti ad accompagnarli e persone disposte a sostenere il loro percorso.

Una donazione a POBIC contribuisce a rendere possibile questa rete e ad accompagnare altri bambini verso le cure di cui hanno bisogno. Perché il luogo in cui un bambino nasce non dovrebbe decidere se il suo cuore potrà continuare a battere.

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Autore

  • Enrico lavora nel digital marketing e nella comunicazione da oltre dieci anni. Il suo percorso personale, attraversato anche da momenti difficili e nuove ripartenze, gli ha insegnato a riconoscere il valore delle fragilità e delle persone. Oggi è parte attiva della comunicazione di Pobic: cura il sito, scrive contenuti e contribuisce a raccontare progetti e testimonianze con rispetto, concretezza e autenticità. Per lui comunicare non significa rendere la realtà più bella, ma restituirla con dignità e farla sentire più vicina.

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