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10 Ott

Dalla Nigeria al Gaslini: Praise operato al cuore con il sostegno di Pobic

Dalla Nigeria al Gaslini: Praise operato al cuore con il sostegno di Pobic Tre anni, un viaggio dalla Nigeria all’Italia e un percorso di cura per una cardiopatia congenita. Il 28 settembre 2026 Praise è stato sottoposto a un intervento al cuore all’Ospedale Gaslini di Genova. La Fondazione Pobic ETS continua ad accompagnare lui e la sua famiglia. Per un bambino che ha bisogno di cure cardiache, arrivare in ospedale è una tappa fondamentale. Quando quelle cure richiedono un viaggio in un altro Paese, il percorso comincia molto prima dell’intervento. È la storia di Praise, un bambino nigeriano di tre anni arrivato all’aeroporto di Malpensa il 7 settembre 2026, per affrontare un importante percorso di cura presso l’Ospedale Gaslini di Genova. Al suo fianco, la Fondazione Pobic ETS, che lo accompagna insieme alla sua famiglia. Il percorso di Praise e l’intervento al cuore Praise ha la sindrome di Down e una cardiopatia congenita con difetto del setto interventricolare, indicato nella documentazione ricevuta come CIV. Il suo arrivo in Italia ha permesso di avviare il percorso di valutazione e cura presso il Gaslini, fino all’intervento al cuore del 28 settembre 2026. Un momento importante e delicato, per lui e per la sua famiglia. Una tappa che racconta quanto conti poter raggiungere le cure necessarie e avere qualcuno accanto durante il percorso. L’impegno di Pobic continua anche dopo l’intervento, mantenendo il sostegno a Praise e ai suoi familiari. Pobic e l’accesso alle cure per i bambini con cardiopatie La storia di Praise dà un volto concreto all’impegno di Pobic per i bambini con problemi al cuore. Attraverso il progetto Open Heart, Pobic sostiene l’accesso alle cure per bambini e bambine con gravi patologie cardiache, accompagnandoli verso interventi specialistici. Dietro ogni percorso ci sono un bambino, una famiglia e il bisogno di affrontare passaggi complessi con un sostegno concreto. Per Praise, questo significa essere accompagnato lontano da casa, durante una fase particolarmente delicata della sua vita. GRAZIE AL TUO SOSTEGNO SALVIAMO LA VITA A DECINE DI BAMBINI OGNI ANNO. AIUTACI A FARE SEMPRE DI PIÚ. Paesi 0 Bambini operati 0 Bambini visitati 0 +

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20 Set

Giornata mondiale del cuore: per molti bambini curarsi è ancora un privilegio

Giornata mondiale del cuore: per molti bambini curarsi è ancora un privilegio Cardiopatie infantili: quando il luogo di nascita condiziona l’accesso alle cure Una cardiopatia può colpire un bambino in qualsiasi parte del mondo. Ciò che cambia, spesso in modo decisivo, è la possibilità di scoprirla in tempo e ricevere le cure necessarie. Il 29 settembre si celebra la Giornata mondiale del cuore, promossa dalla World Heart Federation per richiamare l’attenzione sulle malattie cardiovascolari e sul loro impatto. Per POBIC questa ricorrenza rappresenta anche un’occasione per parlare di una disuguaglianza meno visibile: quella che separa i bambini che possono accedere rapidamente a una diagnosi e a un intervento da quelli per i quali curarsi resta un percorso difficile, costoso o addirittura impossibile. Non tutti i bambini che nascono con un problema al cuore, infatti, hanno davanti a sé le stesse possibilità. Le cardiopatie congenite sono anomalie della struttura o del funzionamento del cuore presenti fin dalla nascita. Alcune possono essere tenute sotto controllo, mentre altre richiedono una diagnosi tempestiva, cure specialistiche o un intervento chirurgico. Nei Paesi dotati di sistemi sanitari strutturati, un bambino con una cardiopatia può essere sottoposto agli accertamenti necessari già durante la gravidanza o nei primi giorni di vita. Da quel momento viene seguito da cardiologi pediatrici e indirizzato verso il percorso terapeutico più appropriato. In molte aree del mondo, invece, questa rete di assistenza non è disponibile oppure è accessibile soltanto a una parte della popolazione. La distanza dagli ospedali, la scarsità di medici specializzati, il costo degli esami e l’assenza di strutture in grado di eseguire interventi complessi possono ritardare la diagnosi. La malattia viene così individuata quando i sintomi sono già evidenti e le condizioni del bambino sono diventate più difficili da trattare. È in questa distanza tra bisogno e possibilità di cura che una patologia affrontabile può trasformarsi in una minaccia per la vita. Non esistono soltanto le cardiopatie presenti dalla nascita Ai problemi congeniti si aggiungono patologie cardiache che possono svilupparsi durante l’infanzia. Tra queste c’è la malattia reumatica cardiaca, provocata dai danni alle valvole del cuore conseguenti a uno o più episodi di febbre reumatica. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, si tratta della cardiopatia acquisita più diffusa tra le persone con meno di 25 anni. Colpisce soprattutto bambini e adolescenti che vivono in Paesi a basso e medio reddito o in comunità nelle quali l’accesso ai servizi sanitari è limitato. La malattia può avere origine da un’infezione da streptococco che, se riconosciuta e trattata tempestivamente, può evitare conseguenze molto gravi. Tuttavia, non tutte le famiglie hanno la possibilità di raggiungere una struttura sanitaria, sostenere i costi delle cure o incontrare personale in grado di formulare una diagnosi corretta. Anche in questo caso, il problema non è soltanto la presenza della malattia. È la mancanza di una rete capace di riconoscerla e intervenire prima che il danno al cuore diventi permanente. Curare un bambino significa costruire un intero percorso Quando si parla di un intervento al cuore, l’attenzione si concentra comprensibilmente sulla sala operatoria. Ma rendere possibile la cura di un bambino significa affrontare un percorso molto più ampio. Prima dell’intervento servono visite, esami, diagnosi precise e il confronto tra professionisti. Quando le cure devono essere effettuate lontano dal Paese di origine, è necessario organizzare il viaggio, predisporre i documenti, individuare la struttura disponibile e garantire l’accoglienza del bambino e di chi lo accompagna. Dopo l’operazione iniziano il recupero e i controlli, fino al ritorno a casa e alla prosecuzione del percorso sanitario. Dietro una vita salvata c’è quindi una rete composta da medici, ospedali, volontari, famiglie, associazioni e donatori. Persone diverse che si assumono una parte della responsabilità necessaria per accompagnare quel bambino dalla diagnosi alla cura. È un lavoro complesso, spesso poco visibile, ma indispensabile. Open Heart: il cuore dell’impegno di POBIC Attraverso il progetto Open Heart, POBIC aiuta bambini affetti da gravi patologie cardiache che non possono ricevere nel proprio Paese le cure necessarie. L’obiettivo non è soltanto permettere l’accesso a un intervento chirurgico. Significa seguire il bambino lungo tutto il percorso, collaborare con le strutture sanitarie, sostenere gli aspetti organizzativi e accompagnare la famiglia in un momento nel quale alla paura per la malattia si aggiunge la difficoltà di affrontare un viaggio lontano da casa. Le storie di Jeremiah e Perl, arrivati dall’Uganda e operati in Italia, raccontano in modo concreto il valore di questa rete. Il loro percorso non rappresenta un episodio isolato, ma si inserisce in un impegno che POBIC porta avanti da anni per offrire una possibilità di cura ai bambini che rischierebbero di non averla. Ogni intervento restituisce un futuro a un bambino. Ma racconta anche qualcosa di più grande: dimostra cosa può accadere quando competenze mediche, cooperazione internazionale e solidarietà riescono a lavorare nella stessa direzione. La diagnosi precoce può cambiare una vita Garantire l’accesso alle cure significa anche rafforzare la capacità di individuare le patologie prima che diventino più gravi. Per questo sono fondamentali le visite cardiologiche pediatriche, la disponibilità di strumenti diagnostici, la formazione del personale sanitario locale e la collaborazione continuativa con ospedali e specialisti. Diagnosticare precocemente una cardiopatia consente di valutare il percorso più adatto e, quando possibile, intervenire prima che le condizioni del bambino peggiorino. La cooperazione sanitaria non può quindi limitarsi alla risposta all’emergenza: deve contribuire a costruire competenze, relazioni e continuità. È una prospettiva importante anche per il lavoro avviato da POBIC in Ghana sulla malattia reumatica cardiaca, con l’obiettivo di contribuire alla conoscenza della sua diffusione tra i bambini e porre le basi per interventi fondati su dati affidabili. Giornata mondiale del cuore: trasformare l’attenzione in una possibilità concreta La Giornata mondiale del cuore ci ricorda ogni anno quanto sia importante proteggere la salute cardiovascolare. Ma non tutti partono dalla stessa condizione e non tutti dispongono degli stessi strumenti. Per alcuni bambini il problema non è sapere che una cura esiste. È riuscire a raggiungerla. Ridurre questa distanza richiede professionalità, organizzazione e risorse. Richiede ospedali disponibili ad accogliere i piccoli pazienti, medici capaci

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3 Lug

Da uno spettacolo nasce un gesto concreto di solidarietà

Da uno spettacolo nasce un gesto concreto di solidarietà Le famiglie della Scuola primaria Stefano Magri di Vescovato hanno trasformato la conclusione dell’anno scolastico in un sostegno destinato a durare nel tempo. Ci sono occasioni nelle quali un messaggio educativo riesce a uscire dal palcoscenico e a trasformarsi in un gesto concreto. È quanto accaduto alla Scuola primaria Stefano Magri di Vescovato, dove gli alunni hanno concluso l’anno scolastico con uno spettacolo ispirato al Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry. Il musical, che ha coinvolto le classi della scuola, ha rappresentato il momento conclusivo di un percorso dedicato all’amicizia, alla responsabilità verso gli altri e al valore dei legami. Alla serata hanno partecipato anche i volontari di POBIC e il presidente dell’organizzazione, Paolo Novellini. Dalle parole a un aiuto concreto La partecipazione delle famiglie ha dato vita a una raccolta fondi spontanea, attraverso la quale è stato possibile attivare un sostegno a distanza per un bambino seguito da POBIC. Un gesto nato all’interno di una comunità scolastica, ma capace di arrivare molto lontano e di accompagnare concretamente il percorso di crescita di un bambino. Questa iniziativa dimostra come la solidarietà possa essere insegnata non soltanto attraverso le parole, ma soprattutto attraverso le esperienze. Bambini, insegnanti e famiglie hanno contribuito insieme a trasformare i valori raccontati durante lo spettacolo in una scelta reale di vicinanza e responsabilità. POBIC ringrazia la Scuola primaria Stefano Magri, gli insegnanti, gli alunni e tutte le famiglie che hanno partecipato e sostenuto l’iniziativa. Ogni gesto, anche quando nasce da una piccola comunità, può diventare l’inizio di una storia capace di cambiare una vita. Leggi il racconto completo e le testimonianze nell’articolo pubblicato da La Provincia di Cremona.   Per conoscere i programmi POBIC e scoprire come attivare un sostegno a distanza, visita la pagina dedicata alle adozioni a distanza. Fonte giornalistica: Antonella Bodini, “Dallo spettacolo all’adozione a distanza: il grande gesto di solidarietà dei genitori della primaria”, La Provincia di Cremona, 29 giugno 2026. Testo rielaborato autonomamente da POBIC sulla base della notizia originale e delle informazioni relative alle attività dell’organizzazione. GRAZIE AL TUO SOSTEGNO SALVIAMO LA VITA A DECINE DI BAMBINI OGNI ANNO. AIUTACI A FARE SEMPRE DI PIÚ. Paesi 0 Bambini operati 0 Bambini visitati 0 +

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9 Giu

Avvio ufficiale del progetto WECARE in Eritrea

Avvio ufficiale del progetto WECARE in Eritrea. GRAZIE AL TUO SOSTEGNO SALVIAMO LA VITA A DECINE DI BAMBINI OGNI ANNO. AIUTACI A FARE SEMPRE DI PIÚ. Paesi 0 Bambini operati 0 Bambini visitati 0 +

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1 Giu

Ucraina, consegnate a Kharkiv 15 tonnellate di prodotti per l’igiene personale a sostegno degli sfollati.

Aiuti umanitari in Ucraina: consegnate a Kharkiv 15 tonnellate di prodotti per l’igiene personale. Un intervento a sostegno della popolazione sfollata: oltre 1.500 beneficiari, il 60% con disabilità. In un contesto ancora segnato da forti tensioni e continui rischi per la popolazione civile, una nuova operazione umanitaria ha permesso di portare aiuto concreto nella città di Kharkiv, una delle aree maggiormente colpite dal conflitto in Ucraina. Nonostante un fine settimana particolarmente complesso sul piano operativo e della sicurezza, la collega Olga, presente sul territorio, è riuscita a ricevere circa 15 tonnellate di prodotti per l’igiene personale destinati al supporto di 1.545 persone sfollate interne. Il progetto Acqua Viva e il sostegno di AICS Kiev Si tratta di un intervento di grande importanza umanitaria, soprattutto considerando che almeno il 60% dei beneficiari è costituito da persone con disabilità, spesso tra le categorie più fragili e maggiormente esposte alle conseguenze della guerra, dell’isolamento e della carenza di servizi essenziali. La fornitura comprende materiali indispensabili per la cura e l’igiene quotidiana, beni che in situazioni di emergenza assumono un valore fondamentale non solo dal punto di vista sanitario, ma anche sotto il profilo della dignità personale e della tutela delle condizioni di vita delle persone costrette a lasciare la propria casa. L’operazione è stata resa possibile grazie al progetto “Acqua Viva 04/UCr/13157/2026”, finanziato da AICS Kiev, e rappresenta un ulteriore passo nel sostegno alle comunità civili ucraine che continuano a vivere le conseguenze quotidiane del conflitto. L’impegno di POBIC a fianco delle comunità colpite dalla guerra. In territori dove l’accesso ai beni di prima necessità può diventare estremamente difficile, la collaborazione tra operatori locali, organizzazioni umanitarie e partner internazionali permette di garantire continuità agli aiuti e vicinanza concreta alle persone più vulnerabili. Attraverso interventi come questo, POBIC continua a sostenere attività di assistenza umanitaria rivolte alle popolazioni colpite dalla guerra, contribuendo alla distribuzione di beni essenziali e al supporto delle fasce più fragili della popolazione civile. Nelle situazioni di sfollamento forzato, l’accesso ai prodotti per l’igiene personale rappresenta un bisogno essenziale spesso sottovalutato. Sapone, detergenti, prodotti per la cura della persona e altri materiali di uso quotidiano contribuiscono non solo alla prevenzione di problemi sanitari, ma anche a preservare la dignità e il benessere delle persone che vivono condizioni di particolare vulnerabilità. GRAZIE AL TUO SOSTEGNO SALVIAMO LA VITA A DECINE DI BAMBINI OGNI ANNO. AIUTACI A FARE SEMPRE DI PIÚ. Paesi 0 Bambini operati 0 Bambini visitati 0 +

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9 Mag

Jeremiah e Perl, due nuove vite salvate grazie alla rete solidale di POBIC

Jeremiah e Perl, due nuove vite salvate grazie alla rete solidale di Pobic Jeremiah e Perl, bambini operati al cuore grazie a Pobic Jeremiah e Perl sono due bambini arrivati dall’Uganda con una speranza concreta: poter ricevere le cure necessarie per affrontare una grave patologia cardiaca. Grazie all’impegno di POBIC, entrambi sono stati operati al cuore in Italia e oggi rappresentano una nuova testimonianza di ciò che la solidarietà può rendere possibile quando diventa organizzazione, cura e continuità. Le loro storie non sono episodi isolati. Geremia e Perl sono infatti il 97° e il 98° bambino accompagnati da POBIC in un percorso di cura salvavita. Un traguardo che racconta anni di lavoro, relazioni internazionali, collaborazione con strutture sanitarie specializzate e una presenza costante accanto ai bambini e alle loro famiglie. Complessivamente, nel corso della propria attività, POBIC ha seguito 423 bambini: un numero che dà misura concreta alla profondità di un impegno costruito nel tempo. Cassettine solidali a Verona: 1.000 esercenti al fianco di POBIC Dietro ogni intervento non c’è solo una sala operatoria. C’è una rete di persone, comunità e piccoli gesti quotidiani che, nel tempo, rendono possibile qualcosa di straordinario. Un ruolo fondamentale è svolto anche dai circa 1.000 esercenti veronesi che da vent’anni ospitano le cassettine per le donazioni di POBIC. Bar, negozi e attività del territorio diventano così punti vivi di solidarietà diffusa, luoghi in cui anche un piccolo contributo può trasformarsi in qualcosa di enorme: un viaggio, un intervento chirurgico, una nuova possibilità di vita. È proprio questa rete silenziosa e concreta a rendere possibile il lavoro di POBIC. La solidarietà, quando viene condivisa e custodita nel tempo, smette di essere un concetto astratto e diventa una forza capace di attraversare confini, distanze e difficoltà. https://www.pobic.org/wp-content/uploads/2026/05/h264_yuv420p_858_480_25_1300_aac_64_48000_2.mp4 Pensieri e Colori: educare alla solidarietà nelle scuole Accanto all’impegno sanitario, POBIC continua a promuovere percorsi di educazione alla solidarietà rivolti alle nuove generazioni. In questa direzione si inserisce anche il progetto Pensieri e Colori, il concorso educativo dedicato alle scuole che invita bambini e ragazzi a raccontare, attraverso il disegno, valori come l’aiuto reciproco, la felicità e l’attenzione verso gli altri. Il collegamento tra le storie di Geremia e Perla e il coinvolgimento delle scuole rende ancora più chiara la missione di POBIC: non solo intervenire dove c’è un bisogno urgente di cura, ma contribuire a costruire una cultura della solidarietà, capace di crescere nel tempo e di coinvolgere comunità, famiglie, studenti e territori. Perché salvare una vita significa anche educare alla cura. E ogni gesto, anche il più piccolo, può diventare parte di una storia più grande. GRAZIE AL TUO SOSTEGNO SALVIAMO LA VITA A DECINE DI BAMBINI OGNI ANNO. AIUTACI A FARE SEMPRE DI PIÚ. Paesi 0 Bambini operati 0 Bambini visitati 0 +

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18 Feb

Un cuore fragile, un intervento urgente: Jeremiah ha bisogno di noi.

Un cuore fragile, un intervento urgente: Jeremiah ha bisogno di noi. Jeremiah ha 11 anni e convive dalla nascita con una cardiopatia congenita che avrebbe richiesto un intervento nei suoi primi anni di vita. Un tempo che purtroppo non è stato possibile rispettare. La scorsa settimana lo abbiamo accolto all’aeroporto di Linate. Era un momento atteso, preparato con cura. Ma quando lo abbiamo incontrato, le sue condizioni ci hanno subito preoccupato. Non era più il momento dell’attesa. Era il momento di agire. In poche ore è stata presa una decisione fondamentale per la sua vita. Trasferimento urgente all’Ospedale Gaslini di Genova Jeremiah è stato trasferito con urgenza all’Ospedale Gaslini, centro di riferimento nazionale e internazionale per la cardiologia pediatrica. Qui è stato immediatamente preso in carico e ricoverato. La situazione resta delicata, ma ad oggi Jeremiah è seguito da un’équipe esperta che sta monitorando ogni parametro con cura e attenzione. In questi momenti non contano solo le diagnosi. Contano la rapidità delle decisioni, la competenza dei professionisti e la capacità di attivare una rete di cura efficace. Cardiologia pediatrica e visite pre-operatorie Nei prossimi giorni Jeremiah sarà sottoposto a tutte le visite pre-operatorie necessarie per valutare le modalità e i tempi dell’intervento. Ogni esame serve a definire il quadro clinico con precisione, a ridurre i rischi e a costruire il percorso più sicuro possibile. POBIC sarà al suo fianco in ogni fase di questo cammino: durante i controlli, nell’attesa dell’intervento e nel periodo post-operatorio. Essere presenti non significa solo organizzare un viaggio sanitario. Significa accompagnare un bambino in uno dei momenti più fragili della sua vita. Solidarietà e cooperazione sanitaria: una storia ancora da scrivere Grazie al sostegno di chi crede nella cooperazione sanitaria internazionale, un bambino che fino a pochi giorni fa non aveva accesso a cure specialistiche oggi è seguito in uno dei centri pediatrici più importanti d’Europa. Ogni missione non è solo un intervento medico. È un ponte tra Paesi, competenze e persone. Jeremiah non è più solo. E questo è il primo, fondamentale passo. GRAZIE AL TUO SOSTEGNO SALVIAMO LA VITA A DECINE DI BAMBINI OGNI ANNO. AIUTACI A FARE SEMPRE DI PIÚ. Paesi 0 Bambini operati 0 Bambini visitati 0 +

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18 Feb

Rifugiati congolesi in Uganda: analisi dei bisogni umanitari nei Refugee Settlement

Rifugiati congolesi in Uganda: analisi dei bisogni nei campi profughi Nell’est della Repubblica Democratica del Congo (RDC), le province del Nord e del Sud Kivu vivono da anni una grave crisi umanitaria determinata da un conflitto armato prolungato e dall’avanzata del gruppo ribelle M23. La situazione si è ulteriormente aggravata a partire dagli ultimi anni, con un’intensificazione dei combattimenti tra l’M23 e le forze governative congolesi, in particolare nelle aree di Rutshuru e Lubero nel Nord Kivu, fino ad arrivare a zone di confine con il Sud Kivu. Questa escalation di violenza ha causato uno dei più massicci spostamenti di popolazione in Africa, con migliaia di persone costrette ad abbandonare le proprie case per sfuggire agli scontri, subire violenze e affrontare condizioni di insicurezza quotidiana. La collaborazione tra Pobic Uganda e Oxfam Uganda La crisi ha amplificato la vulnerabilità delle comunità locali, aggravando difficoltà nell’accesso ai servizi di base, alimentando insicurezza alimentare e creando pressioni significative sui sistemi di assistenza umanitaria. È in questo contesto che si colloca l’analisi dei bisogni condotta da POBIC Uganda e Oxfam Uganda, volta a comprendere da vicino le condizioni di vita dei rifugiati congolesi e delle comunità ospitanti in Uganda. I Rapid Needs Assessment nei principali insediamenti di rifugiati. L’attività prevede dei Rapid Needs Assessment nei principali insediamenti di rifugiati in Uganda, con l’obiettivo di comprendere in modo diretto e strutturato i bisogni delle persone rifugiate e delle comunità ospitanti.  L’intervento si concentra su alcuni tra i più rilevanti Refugee Settlement del Paese, che accolgono complessivamente oltre 371.000 rifugiati così suddivisi: 1) 150.000 rifugiati nel Kyangwali Refugee Settlement 2) 129.000 ca. rifugiati nel Kyaka II Refugee Settlement 3) 92.000 rifugiati nel Rwamwanja Refugee Settlement Circa il 60% delle popolazione rifugiata ha meno di 18 anni. Attraverso incontri diretti con i rifugiati e con gli attori locali, il lavoro congiunto di POBIC Uganda e Oxfam Uganda mira a raccogliere informazioni qualitative e quantitative su: condizioni di vita nei campi e nelle aree limitrofe; difficoltà di integrazione sociale ed economica accesso ai servizi pubblici essenziali; criticità condivise tra rifugiati e comunità ospitanti. L’analisi dei bisogni non si limita a rilevare le emergenze immediate, ma costruisce una base concreta per interventi sostenibili e inclusivi, capaci di rispondere alle esigenze di tutti gli attori coinvolti. Rafforzare servizi pubblici e coesione sociale. Uno degli obiettivi centrali della collaborazione è il miglioramento dei servizi pubblici, sia per le popolazioni rifugiate sia per le comunità ugandesi che le accolgono. In contesti caratterizzati da un’elevata pressione sui servizi, lavorare in modo integrato è fondamentale per: ridurre il rischio di tensioni sociali favorire una convivenza pacifica promuovere modelli di sviluppo locale condiviso Le attività di Rapid Needs Assessment rappresentano quindi un passaggio chiave per orientare future azioni umanitarie e di sviluppo, basate su dati reali e sull’ascolto delle persone direttamente coinvolte. Un impegno sul campo, orientato al lungo periodo. La collaborazione tra POBIC Uganda e Oxfam Uganda conferma l’importanza di un approccio partecipativo e territoriale, in cui l’analisi dei bisogni diventa uno strumento concreto per costruire risposte più efficaci, eque e durature alle sfide poste dalle crisi umanitarie.

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3 Feb

Pensieri e Colori: un concorso creativo per la scuola che parla di solidarietà

Pensieri e Colori: un concorso creativo per la scuola che parla di solidarietà. Pensieri e Colori è un progetto educativo rivolto alle scuole, che invita i bambini a esprimere attraverso il disegno un’idea di solidarietà, felicità o collaborazione. Si tratta di un’occasione per far sì che un disegno diventi un messaggio e la creatività dei bambini si possa trasformare in un gesto di solidarietà.   I disegni selezionati diventeranno protagonisti della maglietta ufficiale POBIC 2026, trasformando la creatività in un simbolo concreto di impegno sociale. Come funziona il concorso Il concorso “Pensieri e Colori” è un concorso creativo per la scuola, aperto alle classi che decidono di partecipare attraverso il proprio istituto. In sintesi: i bambini realizzano un disegno sul tema della solidarietà gli elaborati vengono inviati a POBIC secondo le modalità indicate nel regolamento i disegni vengono pubblicati sui canali ufficiali POBIC si apre la votazione online Ogni disegno è firmato dall’autore ed è riconoscibile, proprio perché destinato a essere condiviso e votato. La fase di votazione online: come funziona e perché è così importante A partire dal 16 marzo 2026 prenderà ufficialmente il via la fase di votazione online del concorso Pensieri e Colori. Da quella data sarà attiva una pagina dedicata alla registrazione per il voto: una volta registrati, gli utenti verranno reindirizzati a un gruppo Facebook dedicato al concorso, creato appositamente per ospitare la votazione. All’interno del gruppo sarà possibile: visualizzare tutti i disegni in concorso trovare gli elaborati suddivisi per le classi e le scuole partecipanti esprimere il proprio voto in modo semplice e trasparente La votazione resterà aperta fino al 10 maggio 2026. Un voto che vale doppio: coinvolgere famiglie e amici La fase di votazione è uno dei momenti più significativi del progetto, perché trasforma il concorso in un’esperienza collettiva e condivisa. Genitori, familiari, amici e conoscenti sono invitati a partecipare attivamente: votando i disegni condividendo il progetto sostenendo il messaggio di solidarietà espresso dai bambini Ogni voto è un gesto concreto di supporto alla creatività, all’impegno educativo della scuola e ai valori che “Pensieri e Colori” vuole trasmettere. Partecipare alla votazione significa dare valore al lavoro dei bambini e amplificare il messaggio che hanno scelto di condividere. Cosa succede dopo la votazione Al termine della votazione online, il 10 maggio 2026, i tre disegni più votati per ogni scuola accederanno alla fase successiva del concorso, avvicinandosi alla selezione finale e alla premiazione. La votazione non è quindi solo un passaggio tecnico, ma un momento chiave che può fare la differenza. Dalla votazione alla premiazione finale I migliori elaborati verranno: ritirati in originale esposti durante la festa nazionale POBIC valutati da una giuria selezionata Il disegno vincitore sarà stampato sulla maglietta ufficiale POBIC 2026. Alla scuola della classe vincitrice verrà inoltre assegnata una donazione di 1.000 euro, da utilizzare liberamente per progetti educativi. Partecipa alle votazioni dal 16 marzo 2026. Scarica il regolamento

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5 Gen

POBIC su due fronti: eccellenza nell’integrazione sportiva a Mantova e missione sanitaria in Nigeria

POBIC su due fronti: eccellenza nell’integrazione sportiva a Mantova e missione sanitaria in Nigeria Organizzare un evento sportivo di altissimo livello per l’integrazione e, contemporaneamente, avviare un progetto sanitario salvavita in Africa. POBIC dimostra che l’impegno per l’inclusione non conosce confini né mezze misure. Un evento straordinario che fa scuola Domenica 18 dicembre, le piscine di Mantova hanno ospitato la terza edizione di un evento che è diventato un punto di riferimento per lo sport integrato nel territorio: il Trofeo di Pallanuoto e Nuoto Integrato organizzato dall’US Acli. Un appuntamento che ha visto la partecipazione delle eccellenze sportive del territorio – Andes H, Virgiliana Mantova e Pallanuoto Verona – in una giornata che ha saputo coniugare agonismo, inclusione e fair play.   Ma non è stata una semplice manifestazione sportiva. L’evento ha rappresentato un vero e proprio modello di come lo sport possa abbattere barriere e costruire comunità. Le due squadre di pallanuoto della Polisportiva Andes H hanno gareggiato insieme ad atleti della Virgiliana Mantova in un’atmosfera di entusiasmo e partecipazione che ha coinvolto non solo gli atleti, ma anche i numerosi spettatori presenti.   La giornata ha visto la partecipazione di figure di spicco dello sport e delle istituzioni: i Presidenti A e B della US Acli, i vertici della Polisportiva Andes H con il capitano Andrea Barbi in difesa e Elena Scartezzini e Jenny Schwanius in attacco, maestri di nuoto di altissimo livello come Marley Bianchi. E ancora: Davide Norea, Diego Corradi, Alberto Cotti e Viola Pilati della Virgiliana, in una dimostrazione concreta di come l’integrazione nello sport sia possibile quando c’è impegno, competenza e passione.   Il ruolo di POBIC nell’organizzazione Elena Nolli, della Fondazione POBIC, ha avuto un ruolo cruciale nel coordinamento dell’evento. Insieme a figure come Stefano Pilati e Umberto Nolli , Elena ha contribuito a rendere possibile una manifestazione che ha visto la partecipazione di oltre 20 giovani della Virgiliana Mantova e dei nuotatori di Tazio di Bagnolo San Vito. Le premiazioni hanno toccato tutti i protagonisti: Davide Sarassi, vincitore delle gare di nuoto, Andrea Barbi, Stefano Pilati, Viola Pilati, Osama Bassiouni e Claudio Zigorani. Nel team Open H si è distinta una stella come Marta Bonetti. Otto Bio di Tazio di Bagnolo San Vito si è aggiudicato il titolo nella gara di corsa. POBIC non è stata presente come semplice sponsor. L’organizzazione, attraverso Giancarlo Nolli (responsabile dei progetti di solidarietà internazionale) e sua figlia Elena (componente del coordinamento), ha investito energie, competenze e risorse per rendere questo evento un successo. Un evento che ha cementato l’amicizia fra diverse componenti dello sport mantovano e veronese, creando un modello di riferimento per l’integrazione attraverso lo sport che ha già annunciato l’obiettivo di replicare con entusiasmo e disciplina anche nel prossimo anno.   Simultaneamente, a migliaia di chilometri di distanza… Ed è proprio mentre a Mantova si celebrava questa straordinaria giornata di sport integrato, che POBIC stava portando avanti un altro capitolo della sua missione: quello internazionale. Poche settimane prima dell’evento mantovano, i rappresentanti della fondazione erano a Lagos, in Nigeria, per avviare una collaborazione destinata a cambiare la vita di centinaia di bambini.   L’incontro con la Down Syndrome Foundation Nigeria segna l’inizio di un progetto ambizioso che affonda le radici nell’expertise consolidata di POBIC in Africa. Perché se a Mantova l’integrazione passa attraverso le corsie della piscina e l’emozione delle gare, in Nigeria l’integrazione significa qualcosa di ancora più urgente: accesso alle cure salvavita.   In Nigeria si registra un caso di sindrome di Down ogni 865 nati vivi. Molti di questi bambini nascono con difetti cardiaci congeniti che richiedono interventi chirurgici immediati. Il problema è drammatico: un intervento al cuore può costare oltre 10 milioni di naira, una cifra assolutamente inaccessibile per la stragrande maggioranza delle famiglie nigeriane. Senza quell’operazione, molti di questi bambini non sopravvivono.   Nike Denis, amministratrice nazionale della Down Syndrome Foundation Nigeria, ha evidenziato le due problematiche principali del paese: la stigmatizzazione e la non-inclusione nel sistema di supporto sanitario. Molti genitori nascondono i propri figli con sindrome di Down per paura della discriminazione, mentre il sistema sanitario locale non ha le risorse per offrire le cure necessarie.   Leggi qui l’articolo completo. L’esperienza POBIC che fa la differenza POBIC non arriva in Nigeria da neofita. La fondazione opera nel paese dal 2015, quando ha condotto le prime formazioni per i medici del Federal Medical Center di Yenagoa sulla rianimazione cardiopolmonare. Nel corso degli anni, attraverso i progetti “Open Heart”, POBIC ha facilitato interventi chirurgici per bambini nigeriani presso ospedali italiani di eccellenza come il Gaslini di Genova, costruendo una rete di competenze mediche e relazioni internazionali che oggi rappresenta un patrimonio prezioso.   La collaborazione con la Down Syndrome Foundation Nigeria è l’evoluzione naturale di questo impegno decennale. POBIC porta sul campo le sue competenze cardiochirurgiche e le reti sanitarie consolidate, integrandole con la conoscenza profonda del contesto locale della fondazione nigeriana. L’obiettivo è migliorare drasticamente l’accesso alle cure mediche specialistiche per le persone con sindrome di Down in Nigeria, con particolare focus sulle emergenze cardiache.   Secondo gli esperti, l’aspettativa di vita per le persone con sindrome di Down in Africa sta iniziando ad aumentare grazie ai progressi nell’accesso all’assistenza sanitaria. Ma la strada è ancora lunga. Le priorità includono diagnosi precoce, trattamento tempestivo, educazione inclusiva e programmi di sensibilizzazione che cambino la percezione culturale della disabilità.   Due progetti, una sola visione Organizzare un evento sportivo di eccellenza come il Trofeo di Mantova e avviare un progetto sanitario salvavita in Nigeria possono sembrare due missioni separate. In realtà, sono due facce della stessa medaglia: l’impegno totale di POBIC per l’integrazione e l’inclusione delle persone con disabilità.   A Mantova, POBIC lavora per costruire una cultura dello sport inclusivo che diventi modello e ispirazione per altre realtà. Un evento che non è solo festa e celebrazione, ma costruzione di reti, competenze, e soprattutto comunità. Un investimento nel futuro di giovani atleti che, insieme, imparano che le differenze sono ricchezza e che lo sport è di tutti.

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