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Rifugiati congolesi in Uganda: analisi dei bisogni nei campi profughi

Nell’est della Repubblica Democratica del Congo (RDC), le province del Nord e del Sud Kivu vivono da anni una grave crisi umanitaria determinata da un conflitto armato prolungato e dall’avanzata del gruppo ribelle M23. La situazione si è ulteriormente aggravata a partire dagli ultimi anni, con un’intensificazione dei combattimenti tra l’M23 e le forze governative congolesi, in particolare nelle aree di Rutshuru e Lubero nel Nord Kivu, fino ad arrivare a zone di confine con il Sud Kivu.

 

Questa escalation di violenza ha causato uno dei più massicci spostamenti di popolazione in Africa, con migliaia di persone costrette ad abbandonare le proprie case per sfuggire agli scontri, subire violenze e affrontare condizioni di insicurezza quotidiana.

La collaborazione tra Pobic Uganda e Oxfam Uganda

La crisi ha amplificato la vulnerabilità delle comunità locali, aggravando difficoltà nell’accesso ai servizi di base, alimentando insicurezza alimentare e creando pressioni significative sui sistemi di assistenza umanitaria.

È in questo contesto che si colloca l’analisi dei bisogni condotta da POBIC Uganda e Oxfam Uganda, volta a comprendere da vicino le condizioni di vita dei rifugiati congolesi e delle comunità ospitanti in Uganda.

I Rapid Needs Assessment nei principali insediamenti di rifugiati.

L’attività prevede dei Rapid Needs Assessment nei principali insediamenti di rifugiati in Uganda, con l’obiettivo di comprendere in modo diretto e strutturato i bisogni delle persone rifugiate e delle comunità ospitanti. 

L’intervento si concentra su alcuni tra i più rilevanti Refugee Settlement del Paese, che accolgono complessivamente oltre 371.000 rifugiati così suddivisi:

1) 150.000 rifugiati nel Kyangwali Refugee Settlement 

2) 129.000 ca. rifugiati nel Kyaka II Refugee Settlement

3) 92.000 rifugiati nel Rwamwanja Refugee Settlement

Circa il 60% delle popolazione rifugiata ha meno di 18 anni.  

Attraverso incontri diretti con i rifugiati e con gli attori locali, il lavoro congiunto di POBIC Uganda e Oxfam Uganda mira a raccogliere informazioni qualitative e quantitative su:

  • condizioni di vita nei campi e nelle aree limitrofe;
  • difficoltà di integrazione sociale ed economica
  • accesso ai servizi pubblici essenziali;
  • criticità condivise tra rifugiati e comunità ospitanti.

L’analisi dei bisogni non si limita a rilevare le emergenze immediate, ma costruisce una base concreta per interventi sostenibili e inclusivi, capaci di rispondere alle esigenze di tutti gli attori coinvolti.

Rafforzare servizi pubblici e coesione sociale.

Uno degli obiettivi centrali della collaborazione è il miglioramento dei servizi pubblici, sia per le popolazioni rifugiate sia per le comunità ugandesi che le accolgono. In contesti caratterizzati da un’elevata pressione sui servizi, lavorare in modo integrato è fondamentale per:

  • ridurre il rischio di tensioni sociali
  • favorire una convivenza pacifica
  • promuovere modelli di sviluppo locale condiviso

Le attività di Rapid Needs Assessment rappresentano quindi un passaggio chiave per orientare future azioni umanitarie e di sviluppo, basate su dati reali e sull’ascolto delle persone direttamente coinvolte.

Un impegno sul campo, orientato al lungo periodo.

La collaborazione tra POBIC Uganda e Oxfam Uganda conferma l’importanza di un approccio partecipativo e territoriale, in cui l’analisi dei bisogni diventa uno strumento concreto per costruire risposte più efficaci, eque e durature alle sfide poste dalle crisi umanitarie.

Febbraio 2026
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Autore

  • Enrico lavora nel digital marketing e nella comunicazione da oltre dieci anni. Il suo percorso personale, attraversato anche da momenti difficili e nuove ripartenze, gli ha insegnato a riconoscere il valore delle fragilità e delle persone. Oggi è parte attiva della comunicazione di Pobic: cura il sito, scrive contenuti e contribuisce a raccontare progetti e testimonianze con rispetto, concretezza e autenticità. Per lui comunicare non significa rendere la realtà più bella, ma restituirla con dignità e farla sentire più vicina.

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