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Domenica 18 dicembre, le piscine di Mantova hanno ospitato la terza edizione di un evento che è diventato un punto di riferimento per lo sport integrato nel territorio: il Trofeo di Pallanuoto e Nuoto Integrato organizzato dall’US Acli. Un appuntamento che ha visto la partecipazione delle eccellenze sportive del territorio – Andes H, Virgiliana Mantova e Pallanuoto Verona – in una giornata che ha saputo coniugare agonismo, inclusione e fair play.
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Ma non è stata una semplice manifestazione sportiva. L’evento ha rappresentato un vero e proprio modello di come lo sport possa abbattere barriere e costruire comunità . Le due squadre di pallanuoto della Polisportiva Andes H hanno gareggiato insieme ad atleti della Virgiliana Mantova in un’atmosfera di entusiasmo e partecipazione che ha coinvolto non solo gli atleti, ma anche i numerosi spettatori presenti.
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La giornata ha visto la partecipazione di figure di spicco dello sport e delle istituzioni: i Presidenti A e B della US Acli, i vertici della Polisportiva Andes H con il capitano Andrea Barbi in difesa e Elena Scartezzini e Jenny Schwanius in attacco, maestri di nuoto di altissimo livello come Marley Bianchi. E ancora: Davide Norea, Diego Corradi, Alberto Cotti e Viola Pilati della Virgiliana, in una dimostrazione concreta di come l’integrazione nello sport sia possibile quando c’è impegno, competenza e passione.
Elena Nolli, della Fondazione POBIC, ha avuto un ruolo cruciale nel coordinamento dell’evento. Insieme a figure come Stefano Pilati e Umberto Nolli , Elena ha contribuito a rendere possibile una manifestazione che ha visto la partecipazione di oltre 20 giovani della Virgiliana Mantova e dei nuotatori di Tazio di Bagnolo San Vito.
Le premiazioni hanno toccato tutti i protagonisti: Davide Sarassi, vincitore delle gare di nuoto, Andrea Barbi, Stefano Pilati, Viola Pilati, Osama Bassiouni e Claudio Zigorani. Nel team Open H si è distinta una stella come Marta Bonetti. Otto Bio di Tazio di Bagnolo San Vito si è aggiudicato il titolo nella gara di corsa.
POBIC non è stata presente come semplice sponsor. L’organizzazione, attraverso Giancarlo Nolli (responsabile dei progetti di solidarietà internazionale) e sua figlia Elena (componente del coordinamento), ha investito energie, competenze e risorse per rendere questo evento un successo.
Un evento che ha cementato l’amicizia fra diverse componenti dello sport mantovano e veronese, creando un modello di riferimento per l’integrazione attraverso lo sport che ha già annunciato l’obiettivo di replicare con entusiasmo e disciplina anche nel prossimo anno.










Ed è proprio mentre a Mantova si celebrava questa straordinaria giornata di sport integrato, che POBIC stava portando avanti un altro capitolo della sua missione: quello internazionale. Poche settimane prima dell’evento mantovano, i rappresentanti della fondazione erano a Lagos, in Nigeria, per avviare una collaborazione destinata a cambiare la vita di centinaia di bambini.
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L’incontro con la Down Syndrome Foundation Nigeria segna l’inizio di un progetto ambizioso che affonda le radici nell’expertise consolidata di POBIC in Africa. Perché se a Mantova l’integrazione passa attraverso le corsie della piscina e l’emozione delle gare, in Nigeria l’integrazione significa qualcosa di ancora più urgente: accesso alle cure salvavita.
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In Nigeria si registra un caso di sindrome di Down ogni 865 nati vivi. Molti di questi bambini nascono con difetti cardiaci congeniti che richiedono interventi chirurgici immediati. Il problema è drammatico: un intervento al cuore può costare oltre 10 milioni di naira, una cifra assolutamente inaccessibile per la stragrande maggioranza delle famiglie nigeriane. Senza quell’operazione, molti di questi bambini non sopravvivono.
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Nike Denis, amministratrice nazionale della Down Syndrome Foundation Nigeria, ha evidenziato le due problematiche principali del paese: la stigmatizzazione e la non-inclusione nel sistema di supporto sanitario. Molti genitori nascondono i propri figli con sindrome di Down per paura della discriminazione, mentre il sistema sanitario locale non ha le risorse per offrire le cure necessarie.
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POBIC non arriva in Nigeria da neofita. La fondazione opera nel paese dal 2015, quando ha condotto le prime formazioni per i medici del Federal Medical Center di Yenagoa sulla rianimazione cardiopolmonare. Nel corso degli anni, attraverso i progetti “Open Heart”, POBIC ha facilitato interventi chirurgici per bambini nigeriani presso ospedali italiani di eccellenza come il Gaslini di Genova, costruendo una rete di competenze mediche e relazioni internazionali che oggi rappresenta un patrimonio prezioso.
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La collaborazione con la Down Syndrome Foundation Nigeria è l’evoluzione naturale di questo impegno decennale. POBIC porta sul campo le sue competenze cardiochirurgiche e le reti sanitarie consolidate, integrandole con la conoscenza profonda del contesto locale della fondazione nigeriana. L’obiettivo è migliorare drasticamente l’accesso alle cure mediche specialistiche per le persone con sindrome di Down in Nigeria, con particolare focus sulle emergenze cardiache.
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Secondo gli esperti, l’aspettativa di vita per le persone con sindrome di Down in Africa sta iniziando ad aumentare grazie ai progressi nell’accesso all’assistenza sanitaria. Ma la strada è ancora lunga. Le priorità includono diagnosi precoce, trattamento tempestivo, educazione inclusiva e programmi di sensibilizzazione che cambino la percezione culturale della disabilità .
Organizzare un evento sportivo di eccellenza come il Trofeo di Mantova e avviare un progetto sanitario salvavita in Nigeria possono sembrare due missioni separate. In realtà , sono due facce della stessa medaglia: l’impegno totale di POBIC per l’integrazione e l’inclusione delle persone con disabilità .
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A Mantova, POBIC lavora per costruire una cultura dello sport inclusivo che diventi modello e ispirazione per altre realtà . Un evento che non è solo festa e celebrazione, ma costruzione di reti, competenze, e soprattutto comunità . Un investimento nel futuro di giovani atleti che, insieme, imparano che le differenze sono ricchezza e che lo sport è di tutti.
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In Nigeria, POBIC lavora perché i bambini con sindrome di Down abbiano accesso alle cure che possono salvargli la vita. Perché l’integrazione non resti uno slogan, ma diventi realtà concreta: il diritto di nascere, crescere, essere curati. Il diritto di esistere senza vergogna.
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Entrambi i progetti richiedono competenza, dedizione, visione. Entrambi dimostrano che POBIC non fa distinzioni geografiche quando si tratta di difendere i diritti e la dignità delle persone con disabilità . Dalle piscine di Mantova alle sale operatorie di Lagos, il messaggio è lo stesso: l’inclusione è un diritto, non un privilegio.
Mentre il territorio mantovano e veronese già guarda alla prossima edizione del Trofeo, con l’entusiasmo e la disciplina che hanno caratterizzato questa straordinaria giornata sportiva, POBIC continua a lavorare su più fronti. In Italia, consolidando eventi e iniziative che fanno della nostra terra un esempio di eccellenza nell’integrazione sportiva. In Africa, portando avanti progetti sanitari che salvano vite e cambiano destini.
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Marketer e docente di comunicazione e marketing, sensibile a tematiche umanitarie e di soccorso. Scrivo solo di ciò che mi interessa realmente e la missione di POBIC è di cruciale importanza.
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