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19 Mag
Uganda e la lunga ombra dell’ebola: cosa rende difficile debellarla? Nel cuore dell’Africa orientale, il virus continua a essere una minaccia latente. Nonostante i successi nel contenimento, restano forti le fragilità strutturali e sanitarie del Paese.  A fine aprile 2025, il Ministero della Salute ugandese ha annunciato la fine dell’ultimo focolaio di ebola. Un traguardo raggiunto dopo 42 giorni senza nuovi contagi, certificato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità . Ma dietro l’ottimismo, permane una realtà complessa: quella di un Paese costretto a convivere con un nemico invisibile, che si ripresenta ciclicamente, con modalità sempre imprevedibili. Cronaca recente dell’ebola in Uganda L’epidemia più recente, esplosa a Kampala – metropoli da quattro milioni di abitanti e snodo nevralgico per l’Africa orientale – ha coinvolto 14 persone: 12 confermate, 2 probabili. Quattro sono morte, dieci sono guarite. Il paziente zero è stato un infermiere, deceduto poco dopo aver contratto la malattia, come riporta il sito di Al Jazeera. Il ceppo responsabile è il Sudan virus, per cui non esiste ancora un vaccino approvato. In assenza di terapie consolidate, i protocolli si affidano a isolamento, tracciamento e sorveglianza territoriale. Quanti morti? Quella del 2025 è stata la nona epidemia nel Paese dal 2000. La vicinanza con la Repubblica Democratica del Congo – dove tra il 2018 e il 2020 si è registrato un focolaio con oltre 2.200 morti – aumenta l’esposizione al rischio. Le foreste tropicali al confine ospitano specie animali considerate serbatoi naturali del virus. Ma sono le condizioni socio-sanitarie a rendere l’ebola endemica: carenze igieniche, ospedali con strumentazioni minime e una profonda diffidenza verso le campagne vaccinali ostacolano ogni sforzo strutturale. Quali risposte per contrastare l’ebola in Uganda? In risposta, nel Paese sono in corso test clinici per un vaccino specifico contro il Sudan virus, presso il Mulago National Referral Hospital di Kampala. Le autorità sanitarie contano sull’esperienza maturata in oltre vent’anni di epidemie per contenere i focolai. Purtroppo, secondo gli esperti, senza un potenziamento duraturo della rete ospedaliera nelle aree rurali e un cambiamento culturale nella percezione delle malattie infettive, il rischio di nuovi contagi resta elevato. Il contributo fondamentale di Pobic È proprio in queste aree dimenticate che si inseriscono interventi paralleli, tra sanità , cooperazione e diritti umani. Un esempio concreto è quello che noi di Pobic portiamo avanti da anni nella regione occidentale del Rwenzori. Già nel 2016 aveva avviato il programma Pobic for Women, in collaborazione con Rena-Foundation, per assistere donne in gravidanza prive di accesso a cure sicure. Il 2024 ha segnato un’evoluzione significativa: la missione Open Heart Uganda ha permesso a tre bambini con gravi cardiopatie di essere trasferiti in Italia per ricevere cure salvavita. Sono i primi di 59 minori sottoposti a screening. Un ponte umanitario tra due mondi, reso possibile non solo dalla solidarietà , ma da una visione focalizzata su fragilità sistemiche che l’ebola, puntualmente, continua a rivelare. Scopri come aiutare Pobic nella sua missione in Uganda.
Continua a leggere5 Mag
Emergency Transport: perché un’ambulanza Pobic può fare la differenza nella crisi degli sfollati ucraini Da tre anni l’Ucraina vive un pendolarismo forzato: quasi 5 milioni di persone si spostano all’interno del Paese per sfuggire ai bombardamenti, salvo poi tentare di rientrare a casa quando la linea del fronte arretra. A questi si sommano 6,36 milioni di rifugiati registrati in Europa — dei quali 4,3 milioni sotto protezione temporanea nell’UE — che gravano su sistemi di accoglienza ormai saturi in Polonia e Germania. Il pendolarismo degli sfollati interni Secondo la IOM, il 37 % degli sfollati dichiara di aver cambiato provincia più di una volta nell’ultimo anno; molti oscillano fra le regioni occidentali, ritenute più sicure, e le province d’origine per controllare le abitazioni o lavorare. L’instabilità logistica rende indispensabili mezzi di soccorso mobili capaci di raggiungere comunità che cambiano volto da un mese all’altro. Lacune di finanziamento Il piano umanitario ONU per il 2025 chiede 2,6 miliardi di dollari, ma a oggi copre solo il 20 % delle necessità : i tagli USA hanno fatto crollare i fondi dell’83 % rispetto al 2024. Di conseguenza l’obiettivo di persone assistite è sceso da 6 a 4,8 milioni, lasciando fuori milioni di sfollati in aree di difficile accesso La fatica dell’accoglienza in Europa Polonia: quasi 1 milione di PESEL‑UKR ancora attivi, con alloggi di emergenza che iniziano a chiudere per mancanza di fondi. Germania: 1,25 milioni di rifugiati ucraini — 29 % minori — mettono sotto pressione scuole e servizi sanitari locali. Mentre le reti di protezione sociale si sfilacciano, cresce la richiesta di trasferimenti sanitari da frontiera a frontiera e verso gli hub ospedalieri più capaci. Il contributo fondamentale di Pobic Attraverso il programma Emergency Transport, Pobic recupera ambulanze dismesse in Italia, le ricondiziona e le invia cariche di forniture mediche.  Caso emblematico — Nemirov, 2023 Quando un frammento di missile ha distrutto l’unico mezzo di soccorso della cittadina, Pobic ha consegnato una nuova ambulanza, guidata fino al Donbass dal presidente di Pobic‑Ucraina, Mikola Segeda. Insieme al veicolo hanno viaggiato kit di medicazione, antibiotici, coperte e abiti caldi assemblati dai volontari in Lombardia. leggi qui l’articolo per conoscere meglio la storia. Ogni convoglio di Pobic parte con: Farmaci a uso chirurgico e d’urgenza (analgesici, antibiotici, soluzione fisiologica). Kit di primo soccorso per evacuazioni rapide di civili feriti. Coperte termiche e abbigliamento invernale destinati a chi abita in rifugi improvvisati o seminterrati senza riscaldamento. Vestiti, cibo a lunga conservazione e giochi per i più piccoli. I nostri obiettivi per il 2025 Ampliare la flotta: l’obiettivo minimo è donare altre tre ambulanze alle municipalità di Kharkiv, Zaporizhzhia e Mykolaïv, dove i mezzi vengono colpiti più spesso. Formare personale locale: moduli di 48 ore su triage ed emergenza a bordo per infermieri ucraini. Sostegno a distanza: continuare il programma avviato nel 2010 all’orfanotrofio di Nemirov, garantendo forniture mensili di vestiti e giochi educativi. Perché ogni ambulanza conta adesso Risponde al pendolarismo: un mezzo attrezzato può seguire gli sfollati nei loro movimenti, offrendo cure dove gli ospedali non sono più raggiungibili. Colma i buchi di bilancio: mentre i fondi ONU si riducono, un’ambulanza completa di forniture vale in media 85 000 €, coprendo un gap che le agenzie internazionali non riescono più a finanziare. Solleva i paesi d’accoglienza: ridurre i traumi non curati alla frontiera significa meno ospedalizzazioni costose a Berlino o Varsavia. EMERGENCY TRANSPORT La nostra forza è far viaggiare la speranza su quattro ruote. Dona un “pezzettino” di ambulanza: insieme possiamo mettere in strada il prossimo mezzo prima dell’inverno 2025. Sul sito Pobic è attiva una campagna dedicata; bastano 25 € per assicurare un kit di medicazione a bordo, 100 € per rifornire l’ossigeno. Ogni contributo accorcia la distanza fra chi scappa e un soccorso tempestivo. DONA ORA
Continua a leggere1 Mag
Open Heart Nigeria: La storia di Destiny e la sua rinascita Una bambina, un cuore fragile, un filo sottile di speranza. Destiny è una bambina nigeriana nata il 7 dicembre 2020 nello Stato di Bayelsa. Un nome che, fin dal principio, sembrava già raccontare una storia più grande di lei. Una storia di fragilità , coraggio e rinascita. Dalla Nigeria all’Italia, il viaggio che cambia la vita. L’abbiamo incontrata nel 2023, durante una delle missioni del progetto Open Heart, nei giorni in cui le strade della Nigeria e dell’Italia si intrecciano per salvare vite piccole ma preziose. Quell’anno per Pobic è stato speciale: abbiamo stretto legami istituzionali fondamentali con il governatore dello Stato di Bayelsa, Douye Diri, e rafforzato la collaborazione con due ospedali chiave — il Federal Medical Centre di Yenagoa e il Niger Delta University Teaching Hospital di Okolobiri. È in questo contesto, durante una sessione di screening in collaborazione con l’Ospedale Giannina Gaslini di Genova, che Destiny è apparsa nella nostra traiettoria. Il suo cuore malato faticava a sostenere il suo respiro. Ogni battito era una richiesta d’aiuto. Un nuovo destino, una nuova partenza. Il 23 settembre 2023 Destiny è arrivata in Italia. Era fragile, sospesa. La sua vita sembrava appesa a un filo. Ma quel filo ha resistito. Il 6 ottobre è stata operata. Pochi giorni dopo, il 26 ottobre, è stata dimessa. Respirava da sola. Sorrideva. Era viva, nel pieno senso del termine. Oggi Destiny è tornata a casa, in Nigeria. E noi siamo qui, con negli occhi la luce di quel momento in cui il destino ha cambiato direzione. Il progetto Open Heart è anche questo: costruire legami oltre i confini, creare possibilità dove sembravano non esserci, dare un futuro dove il presente è incerto. E quando una bambina che si chiama Destiny torna a respirare, è impossibile non sentire che tutto ha un senso.  Perché ogni vita salvata è un destino riscritto. E ogni destino riscritto è un nuovo inizio. GRAZIE AL TUO SOSTEGNO SALVIAMO LA VITA A DECINE DI BAMBINI OGNI ANNO. AIUTACI A FARE SEMPRE DI PIÚ. Paesi 0 Bambini operati 0 Bambini visitati 0 +
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