+39 0376 920464
5 Gen
POBIC su due fronti: eccellenza nell’integrazione sportiva a Mantova e missione sanitaria in Nigeria Organizzare un evento sportivo di altissimo livello per l’integrazione e, contemporaneamente, avviare un progetto sanitario salvavita in Africa. POBIC dimostra che l’impegno per l’inclusione non conosce confini né mezze misure. Un evento straordinario che fa scuola Domenica 18 dicembre, le piscine di Mantova hanno ospitato la terza edizione di un evento che è diventato un punto di riferimento per lo sport integrato nel territorio: il Trofeo di Pallanuoto e Nuoto Integrato organizzato dall’US Acli. Un appuntamento che ha visto la partecipazione delle eccellenze sportive del territorio – Andes H, Virgiliana Mantova e Pallanuoto Verona – in una giornata che ha saputo coniugare agonismo, inclusione e fair play.  Ma non è stata una semplice manifestazione sportiva. L’evento ha rappresentato un vero e proprio modello di come lo sport possa abbattere barriere e costruire comunità . Le due squadre di pallanuoto della Polisportiva Andes H hanno gareggiato insieme ad atleti della Virgiliana Mantova in un’atmosfera di entusiasmo e partecipazione che ha coinvolto non solo gli atleti, ma anche i numerosi spettatori presenti.  La giornata ha visto la partecipazione di figure di spicco dello sport e delle istituzioni: i Presidenti A e B della US Acli, i vertici della Polisportiva Andes H con il capitano Andrea Barbi in difesa e Elena Scartezzini e Jenny Schwanius in attacco, maestri di nuoto di altissimo livello come Marley Bianchi. E ancora: Davide Norea, Diego Corradi, Alberto Cotti e Viola Pilati della Virgiliana, in una dimostrazione concreta di come l’integrazione nello sport sia possibile quando c’è impegno, competenza e passione.  Il ruolo di POBIC nell’organizzazione Elena Nolli, della Fondazione POBIC, ha avuto un ruolo cruciale nel coordinamento dell’evento. Insieme a figure come Stefano Pilati e Umberto Nolli , Elena ha contribuito a rendere possibile una manifestazione che ha visto la partecipazione di oltre 20 giovani della Virgiliana Mantova e dei nuotatori di Tazio di Bagnolo San Vito. Le premiazioni hanno toccato tutti i protagonisti: Davide Sarassi, vincitore delle gare di nuoto, Andrea Barbi, Stefano Pilati, Viola Pilati, Osama Bassiouni e Claudio Zigorani. Nel team Open H si è distinta una stella come Marta Bonetti. Otto Bio di Tazio di Bagnolo San Vito si è aggiudicato il titolo nella gara di corsa. POBIC non è stata presente come semplice sponsor. L’organizzazione, attraverso Giancarlo Nolli (responsabile dei progetti di solidarietà internazionale) e sua figlia Elena (componente del coordinamento), ha investito energie, competenze e risorse per rendere questo evento un successo. Un evento che ha cementato l’amicizia fra diverse componenti dello sport mantovano e veronese, creando un modello di riferimento per l’integrazione attraverso lo sport che ha già annunciato l’obiettivo di replicare con entusiasmo e disciplina anche nel prossimo anno.  Simultaneamente, a migliaia di chilometri di distanza… Ed è proprio mentre a Mantova si celebrava questa straordinaria giornata di sport integrato, che POBIC stava portando avanti un altro capitolo della sua missione: quello internazionale. Poche settimane prima dell’evento mantovano, i rappresentanti della fondazione erano a Lagos, in Nigeria, per avviare una collaborazione destinata a cambiare la vita di centinaia di bambini.  L’incontro con la Down Syndrome Foundation Nigeria segna l’inizio di un progetto ambizioso che affonda le radici nell’expertise consolidata di POBIC in Africa. Perché se a Mantova l’integrazione passa attraverso le corsie della piscina e l’emozione delle gare, in Nigeria l’integrazione significa qualcosa di ancora più urgente: accesso alle cure salvavita.  In Nigeria si registra un caso di sindrome di Down ogni 865 nati vivi. Molti di questi bambini nascono con difetti cardiaci congeniti che richiedono interventi chirurgici immediati. Il problema è drammatico: un intervento al cuore può costare oltre 10 milioni di naira, una cifra assolutamente inaccessibile per la stragrande maggioranza delle famiglie nigeriane. Senza quell’operazione, molti di questi bambini non sopravvivono.  Nike Denis, amministratrice nazionale della Down Syndrome Foundation Nigeria, ha evidenziato le due problematiche principali del paese: la stigmatizzazione e la non-inclusione nel sistema di supporto sanitario. Molti genitori nascondono i propri figli con sindrome di Down per paura della discriminazione, mentre il sistema sanitario locale non ha le risorse per offrire le cure necessarie.  Leggi qui l’articolo completo. L’esperienza POBIC che fa la differenza POBIC non arriva in Nigeria da neofita. La fondazione opera nel paese dal 2015, quando ha condotto le prime formazioni per i medici del Federal Medical Center di Yenagoa sulla rianimazione cardiopolmonare. Nel corso degli anni, attraverso i progetti “Open Heart”, POBIC ha facilitato interventi chirurgici per bambini nigeriani presso ospedali italiani di eccellenza come il Gaslini di Genova, costruendo una rete di competenze mediche e relazioni internazionali che oggi rappresenta un patrimonio prezioso.  La collaborazione con la Down Syndrome Foundation Nigeria è l’evoluzione naturale di questo impegno decennale. POBIC porta sul campo le sue competenze cardiochirurgiche e le reti sanitarie consolidate, integrandole con la conoscenza profonda del contesto locale della fondazione nigeriana. L’obiettivo è migliorare drasticamente l’accesso alle cure mediche specialistiche per le persone con sindrome di Down in Nigeria, con particolare focus sulle emergenze cardiache.  Secondo gli esperti, l’aspettativa di vita per le persone con sindrome di Down in Africa sta iniziando ad aumentare grazie ai progressi nell’accesso all’assistenza sanitaria. Ma la strada è ancora lunga. Le priorità includono diagnosi precoce, trattamento tempestivo, educazione inclusiva e programmi di sensibilizzazione che cambino la percezione culturale della disabilità .  Due progetti, una sola visione Organizzare un evento sportivo di eccellenza come il Trofeo di Mantova e avviare un progetto sanitario salvavita in Nigeria possono sembrare due missioni separate. In realtà , sono due facce della stessa medaglia: l’impegno totale di POBIC per l’integrazione e l’inclusione delle persone con disabilità .  A Mantova, POBIC lavora per costruire una cultura dello sport inclusivo che diventi modello e ispirazione per altre realtà . Un evento che non è solo festa e celebrazione, ma costruzione di reti, competenze, e soprattutto comunità . Un investimento nel futuro di giovani atleti che, insieme, imparano che le differenze sono ricchezza e che lo sport è di tutti.
Continua a leggere5 Dic
POBIC e Down Syndrome Foundation Nigeria avviano una nuova collaborazione La fondazione italiana POBIC ha incontrato la Down Syndrome Foundation Nigeria per avviare un progetto di cooperazione dedicato alle persone con sindrome di Down La fondazione italiana POBIC ha recentemente incontrato i rappresentanti della Down Syndrome Foundation Nigeria presso la sede dell’organizzazione nigeriana a Lagos. L’incontro, segna l’avvio di una nuova collaborazione internazionale nel campo del supporto alle persone con sindrome di Down.  La situazione della sindrome di Down in Nigeria Secondo studi epidemiologici, in Nigeria si registra un’incidenza di 1 caso di sindrome di Down ogni 865 nati vivi. Questi dati provengono da ricerche condotte nell’arco di 9 anni in strutture ospedaliere nigeriane. L’analisi citogenetica su 386 pazienti ha mostrato che il 95,5% dei casi è dovuto a trisomia 21 regolare. Tuttavia, gli esperti sottolineano che i dati reali potrebbero essere più elevati. Gran parte dei parti in Nigeria avviene in centri non convenzionali come chiese e strutture tradizionali che non tengono registri. Inoltre, molti casi non vengono segnalati per scopi statistici a causa di credenze tradizionali che associano le malformazioni congenite a superstizioni. Le sfide del sistema sanitario e sociale Nike Denis, amministratrice nazionale della Down Syndrome Foundation Nigeria, ha identificato due problematiche principali: la stigmatizzazione e la non-inclusione nel sistema di supporto sanitario del paese. Secondo quanto dichiarato in interviste pubbliche, molti genitori nascondono i propri figli con sindrome di Down a causa della vergogna o della paura di discriminazioni. Il sistema sanitario nigeriano presenta limitazioni significative nell’assistenza alle persone con sindrome di Down. Molti bambini nascono con difetti cardiaci congeniti che richiedono interventi chirurgici correttivi. Denis ha dichiarato che l’invio di un paziente all’estero per un intervento al cuore può costare oltre 10 milioni di naira, una cifra inaccessibile per la maggior parte delle famiglie nigeriane. Le sfide che limitano la diagnosi precoce e la raccolta di dati accurati includono: Strutture sanitarie limitate che offrono servizi di screening prenatale Carenza di operatori sanitari professionali Sistemi deboli di gestione dei dati e registrazione Paure, misconcezioni o credenze sui test e sulla disabilità Costi elevati e problemi di trasporto Accesso limitato a istruzione e servizi Le persone con sindrome di Down in Nigeria affrontano difficoltà nell’accesso all’istruzione inclusiva. La Down Syndrome Foundation Nigeria gestisce un centro di supporto residenziale dove fornisce educazione specializzata ai bambini. Secondo Denis, l’integrazione nelle scuole regolari rimane problematica a causa dello stigma persistente. L’organizzazione ha evidenziato che la stigmatizzazione si manifesta attraverso pregiudizi culturali, esclusione sociale e, in alcuni casi, discriminazioni di natura religiosa. In alcune comunità nigeriane rurali, le disabilità intellettive vengono ancora percepite come disgrazie o punizioni divine. Il quadro normativo Secondo Down Syndrome International, le persone con sindrome di Down in Nigeria non sono generalmente riconosciute come persone di fronte alla legge, il che significa che la loro capacità giuridica può essere rimossa semplicemente per il fatto di avere la sindrome di Down.  Sebbene esistano leggi che nominalmente vietano la discriminazione contro le persone con disabilità , l’applicazione di queste norme rimane debole o poco percepita. Il ruolo della Down Syndrome Foundation Nigeria La Down Syndrome Foundation Nigeria è stata fondata nel 2001 come entità non governativa, apolitica e senza scopo di lucro. L’organizzazione opera attraverso affiliazioni con Down Syndrome International, Inclusion International, African Down Syndrome Network e Africa Disability Forum. La fondazione fornisce supporto a persone con sindrome di Down e disabilità intellettive, creando una comunità che include genitori, tutori, caregiver e altri stakeholder. I servizi includono programmi educativi, terapie, e attività di sensibilizzazione pubblica per ridurre lo stigma. Negli ultimi anni, l’organizzazione ha stretto partnership con enti come la Lagos State Health Management Agency (LASHMA) per espandere l’accesso all’assistenza sanitaria, e con Cummins West Africa Ltd. per progetti di empowerment delle persone con disabilità . L’esperienza di POBIC in Africa Fondazione POBIC è una ONG italiana con esperienza pluriennale in progetti sanitari in Africa. La fondazione ha realizzato missioni in Nigeria, Uganda e Ghana, concentrandosi principalmente su interventi cardiochirurgici attraverso i progetti “Open Heart”.  Le attività di POBIC in Nigeria risalgono almeno al 2015, quando l’organizzazione ha condotto formazioni per i medici del Federal Medical Center di Yenagoa sulla rianimazione cardiopolmonare. In passato, POBIC ha facilitato interventi chirurgici per bambini nigeriani presso ospedali italiani come il Gaslini di Genova. La nuova collaborazione L’incontro tra POBIC e la Down Syndrome Foundation Nigeria rappresenta l’inizio di un progetto di cooperazione che dovrebbe integrare le competenze mediche e le reti internazionali di POBIC con l’esperienza locale e la conoscenza del contesto nigeriano della Down Syndrome Foundation.  I dettagli operativi della collaborazione sono in fase di definizione, ma l’obiettivo dichiarato è quello di migliorare l’accesso alle cure mediche specialistiche per le persone con sindrome di Down in Nigeria, con particolare attenzione alle problematiche cardiache congenite che colpiscono frequentemente questa popolazione.  Prospettive future Secondo gli esperti, l’aspettativa di vita per le persone con sindrome di Down in Africa sta iniziando ad aumentare grazie ai miglioramenti nell’accesso all’assistenza sanitaria. Questo rende sempre più urgente la necessità di sviluppare sistemi di supporto adeguati e sostenibili. Le aree prioritarie di intervento identificate includono: Miglioramento dell’accesso a cure sanitarie di qualità Diagnosi precoce e trattamento Educazione inclusiva Programmi di sensibilizzazione per operatori sanitari, educatori e pubblico generale Rafforzamento delle politiche di protezione e inclusione La collaborazione tra POBIC e la Down Syndrome Foundation Nigeria si inserisce in questo contesto, con l’obiettivo di contribuire allo sviluppo di un modello di assistenza più accessibile e inclusivo per le persone con sindrome di Down in Nigeria. GRAZIE AL TUO SOSTEGNO SALVIAMO LA VITA A DECINE DI BAMBINI OGNI ANNO. AIUTACI A FARE SEMPRE DI PIÚ. Paesi 0 Bambini operati 0 Bambini visitati 0 +
Continua a leggere19 Ott
Una nuova speranza per Pearl: il viaggio di una bambina ugandese grazie al progetto Open Heart Pobic​ Il progetto Open Heart Pobic continua a dare voce e futuro ai bambini con cardiopatie gravi nei contesti più vulnerabili del mondo. Questa è la storia di Nyamata Shamairah Pearl, una bambina ugandese di poco più di due anni, la cui vita è stata profondamente segnata – e salvata – da un intervento chirurgico reso possibile dalla solidarietà internazionale. Dalla campagna ugandese all’Italia: l’inizio del percorso Pearl è nata il 23 maggio 2023 nel distretto di Kabarole, in Uganda occidentale. I suoi genitori, Davis e Neelam, vivono in un villaggio rurale nel distretto di Bunyangabu, dove il padre si occupa di agricoltura e piccolo commercio, mentre la madre segue Pearl a tempo pieno. I primi mesi di vita della bambina sembravano nella norma. Ma già intorno agli otto mesi, i genitori iniziarono a notare segnali preoccupanti: affanno dopo il gioco, battito irregolare, episodi di debolezza. Nonostante i primi consulti rassicuranti presso i centri locali, fu solo all’inizio del 2025 che Pearl venne indirizzata all’Uganda Heart Institute, dove un’ecocardiografia portò alla diagnosi definitiva: Tricuspid Atresia di tipo 2C, una rara e complessa cardiopatia congenita che non poteva essere trattata in loco. L’intervento di Pobic In un contesto simile, il progetto Open Heart Pobic è riuscito a intervenire tempestivamente. Grazie alla segnalazione proveniente dalla rete locale e alla raccomandazione del Ministero della Salute ugandese, la bambina è stata presa in carico da Pobic per l’organizzazione del trasferimento in Italia, presso l’Ospedale Pediatrico Gaslini di Genova. In collaborazione con l’associazione Flying Angels e con il supporto di partner locali e istituzionali, è stato predisposto l’intero percorso di cura: dal visto medico ai voli, dall’accoglienza alla presa in carico ospedaliera. L’operazione e i momenti critici Il primo intervento chirurgico su Pearl è stato effettuato il 3 settembre 2025. Il post-operatorio è stato complesso: la bambina ha vissuto momenti critici in terapia intensiva, incluso un arresto cardiaco e una nuova fase di rianimazione.Le équipe mediche del Gaslini hanno gestito la situazione con massima attenzione, comunicando costantemente con lo staff di Pobic. Tra TAC, esami specialistici e procedure invasive come il cateterismo, il decorso è stato seguito con estrema cura. La madre di Pearl, Neelam, è rimasta al suo fianco per tutta la durata del ricovero, ricevendo supporto logistico e psicologico grazie alla rete attivata da Pobic sul territorio. I primi segnali di ripresa Dopo settimane intense, a metà ottobre è arrivata la notizia più attesa: Pearl è stata estubata e ha iniziato a rispondere positivamente alle terapie. Le immagini e i video condivisi dallo staff medico mostrano una bambina provata ma vigile, e finalmente di nuovo in grado di stringere la mano alla sua mamma. Il personale sanitario ha confermato che il quadro clinico, pur restando delicato, è in miglioramento. Anche i biglietti per il rientro della famiglia sono stati modificati per adattarsi alle nuove tempistiche post-operatorie. Un esempio concreto di cooperazione internazionale La storia di Pearl racconta molto più di un singolo caso medico. È l’esempio di come una rete di solidarietà internazionale possa funzionare: dall’intercettazione precoce del bisogno, alla mobilitazione di risorse mediche, logistiche e istituzionali, fino al supporto umano e concreto alle famiglie coinvolte. Grazie al progetto Open Heart Pobic, oggi Pearl ha una nuova possibilità di vivere. La sua storia è anche un invito a continuare a sostenere questo impegno, affinché sempre più bambini possano ricevere la cura che meritano, indipendentemente dal luogo in cui nascono. Come contribuire: il progetto Open Heart Pobic è sostenuto esclusivamente da donazioni, enti partner e iniziative di raccolta fondi. È attualmente in fase di attivazione anche un percorso di adozione a distanza per Pearl, attraverso cui sarà possibile accompagnarla nel percorso di recupero e follow-up cardiologico nei mesi a venire. GRAZIE AL TUO SOSTEGNO SALVIAMO LA VITA A DECINE DI BAMBINI OGNI ANNO. AIUTACI A FARE SEMPRE DI PIÚ. Paesi 0 Bambini operati 0 Bambini visitati 0 +
Continua a leggere19 Ott
In missione ad Accra: verso un protocollo di ricerca sulla malattia reumatica in Ghana Dal 14 al 18 settembre 2025, la direttrice alle operazioni dell’Associazione Pobic, Ada Caraffini, ha preso parte a una missione in Ghana, insieme al cardiologo Davide Morolla. Obiettivo della trasferta: avviare i lavori per l’elaborazione di un protocollo di ricerca sulla prevalenza della malattia reumatica cardiaca nei bambini, con un focus specifico sulla fascia d’età tra i 3 e i 15 anni, la più colpita da questa patologia. Durante la missione, Pobic ha lavorato in collaborazione con il Cardiothoracic Teaching Hospital di Accra, uno dei principali centri di riferimento del Paese, insieme alla cardiologa pediatrica Prof. Nana-Akyaa Tao e al Dr. Innocenti Adzamil, professionisti impegnati da anni nella diagnosi e nella cura delle malattie cardiovascolari pediatriche. La malattia reumatica cardiaca: una patologia prevenibile ma ancora diffusa La malattia reumatica cardiaca è una condizione cronica che si sviluppa a seguito di una febbre reumatica acuta, innescata generalmente da un’infezione da streptococco beta-emolitico di gruppo A (come faringiti o tonsilliti non trattate). Se non curata tempestivamente, l’infiammazione può causare danni permanenti alle valvole cardiache, portando a complicanze gravi come insufficienza cardiaca, aritmie e rischio di morte precoce.  Questa patologia colpisce soprattutto i bambini e gli adolescenti nei contesti dove l’accesso a cure mediche tempestive è limitato. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità , oltre 39 milioni di persone nel mondo convivono con danni cardiaci di origine reumatica, con un carico maggiore concentrato nei Paesi a basso e medio reddito. Perché proprio in Ghana? Il Ghana è tra i Paesi africani dove la malattia reumatica continua ad avere un impatto significativo sulla salute pediatrica.Numerosi studi locali confermano un’alta incidenza tra i bambini in età scolare, aggravata da fattori come: limitato accesso ai servizi sanitari primari, scarsa disponibilità di terapie antibiotiche tempestive, condizioni socioeconomiche e ambientali che favoriscono la diffusione di infezioni respiratorie non trattate. In questo contesto, la definizione di un protocollo di ricerca mirato rappresenta un primo passo fondamentale per raccogliere dati affidabili, comprendere la reale portata del fenomeno e progettare, in futuro, interventi sanitari basati sull’evidenza. Un passo alla volta L’elaborazione di un protocollo condiviso con i partner clinici e istituzionali ghanesi permetterà a Pobic di: rafforzare la cooperazione con il sistema sanitario locale, contribuire alla conoscenza epidemiologica di una patologia troppo spesso trascurata, porre le basi per possibili sviluppi futuri, in linea con la missione internazionale dell’associazione. Come sottolineato dalla stessa Ada Caraffini nel suo report di missione, si tratta di un primo passo, importante, ma da percorrere con attenzione, ascolto e collaborazione.Pobic continuerà a documentare le fasi di avanzamento di questo progetto, condividendo aggiornamenti e riflessioni con la propria comunità e i partner.  Segui i nostri canali social per non perdere i prossimi aggiornamenti dal Ghana e dalle nostre altre missioni nel mondo. GRAZIE AL TUO SOSTEGNO SALVIAMO LA VITA A DECINE DI BAMBINI OGNI ANNO. AIUTACI A FARE SEMPRE DI PIÚ. Paesi 0 Bambini operati 0 Bambini visitati 0 +
Continua a leggere8 Giu
Concorso Pensieri e Colori: Quando la Solidarietà si Colora di Creatività Quattro scuole, centinaia di giovani artisti, un unico grande cuore. Il concorso POBIC si è concluso con una straordinaria celebrazione della solidarietà . Quando POBIC ha lanciato il concorso “Pensieri e Colori” nell’anno scolastico 2024/2025, l’idea era semplice quanto potente: chiedere ai bambini di immaginare come sarebbe una maglietta che racconta la solidarietà , l’aiuto reciproco, la felicità di stare insieme. Un modo per unire arte, educazione e i valori che da oltre trent’anni guidano l’associazione in Italia e nel mondo.  La risposta è stata travolgente.  Quattro Scuole, Una Sfida Comune Dalla provincia di Verona a quella di Cremona, quattro istituti hanno accolto con entusiasmo la sfida: la Scuola Primaria Solinas di Verona, la Scuola Primaria Brazzuoli di Pozzaglio, la Scuola Primaria di Vescovato e quella di Castelvetro. Quattro realtà diverse, accomunate dalla voglia di mettersi in gioco e di raccontare, attraverso colori e forme, cosa significa aiutare gli altri.  I bambini si sono lasciati ispirare dalle storie raccontate in classe, dalle fiabe, dalle loro emozioni personali. Hanno disegnato cuori che abbracciano il mondo, mani che si intrecciano, arcobaleni che uniscono continenti, sorrisi che superano ogni confine. Ogni elaborato era un piccolo capolavoro di purezza e speranza. Un Viaggio Fatto di Creatività e Attesa Dopo la chiusura delle candidature a marzo, è iniziata la fase più emozionante: le votazioni online. Famiglie, amici, insegnanti, nonni – tutti hanno partecipato, condividendo i disegni sui social e sostenendo i piccoli artisti. I canali POBIC si sono riempiti di colori e messaggi di incoraggiamento. Per settimane, l’entusiasmo è cresciuto.  I tre migliori disegni di ogni scuola sono stati selezionati e, finalmente, il 30 e 31 maggio 2026, è arrivato il momento della grande festa alla Zanzarina d’Oro di Calvatone. Qui, una giuria di esperti ha avuto il difficile compito di scegliere i vincitori tra opere straordinarie, ognuna capace di emozionare e far riflettere. Il Podio della Solidarietà Al termine di una cerimonia carica di emozione, sono stati proclamati i vincitori:  Primo classificato – Scuola Primaria Solinas, VeronaUn’esplosione di colori e simboli che ha saputo catturare l’essenza della missione POBIC: ogni bambino al mondo merita cure, amore, un futuro. Il disegno vincitore sarà stampato sulla maglietta ufficiale POBIC 2026, indossata dai volontari dell’associazione in Italia e all’estero. E alla scuola va il premio di 1000 euro, da utilizzare per progetti didattici.  Secondo classificato – Scuola Primaria Brazzuoli, PozzaglioUn’opera che ha emozionato per la sua delicatezza e profondità , capace di raccontare con semplicità il valore dell’amicizia e del sostegno reciproco.  Terzo classificato – Scuola Primaria di VescovatoUna creazione piena di energia e ottimismo, che ha conquistato giuria e pubblico con la sua freschezza e il messaggio universale di speranza.  Tutti Vincitori Ma se il podio ha i suoi protagonisti, la vera vittoria è stata collettiva. Ogni bambino che ha partecipato ha contribuito a diffondere un messaggio potente: la solidarietà può essere colorata, gioiosa, contagiosa. Ha imparato che anche un semplice disegno può fare la differenza, può unire persone lontane, può salvare vite.  Perché è proprio questo che fa POBIC da oltre trent’anni: salva vite. Con il programma Open Heart, ha operato gratuitamente più di 50 bambini cardiopatici in Nigeria e Uganda. Con Emergency Transport, ha donato ambulanze e formato personale sanitario in Africa e Ucraina. Nel solo 2024 ha aiutato 2.200 famiglie sfollate in Ucraina e visitato 200 bambini in Uganda.  Tutto questo è possibile grazie a chi crede nella solidarietà . E quest’anno, anche grazie ai piccoli artisti di Verona, Pozzaglio, Vescovato e Castelvetro, che hanno dimostrato che il cambiamento comincia da un foglio bianco e da tanta, tanta fantasia.  E Adesso? La maglietta vincitrice sarà indossata con orgoglio dai volontari POBIC nelle prossime missioni internazionali. Un simbolo che viaggierà dall’Italia all’Africa, portando con sé il messaggio che i bambini italiani vogliono mandare ai bambini del mondo: non siete soli. Ci prendiamo cura di voi.  E chissà , magari tra questi giovani artisti c’è già il prossimo medico, il prossimo volontario, la prossima persona che dedicherà la sua vita ad aiutare gli altri. Perché come dice POBIC: “Se ognuno di noi decidesse nel suo piccolo di fare qualcosa per gli altri ogni giorno, il mondo sarebbe un posto molto più bello.” E loro, questi bambini, hanno già cominciato. GRAZIE AL TUO SOSTEGNO SALVIAMO LA VITA A DECINE DI BAMBINI OGNI ANNO. AIUTACI A FARE SEMPRE DI PIÚ. Paesi 0 Bambini operati 0 Bambini visitati 0 +
Continua a leggere19 Mag
Uganda e la lunga ombra dell’ebola: cosa rende difficile debellarla? Nel cuore dell’Africa orientale, il virus continua a essere una minaccia latente. Nonostante i successi nel contenimento, restano forti le fragilità strutturali e sanitarie del Paese.  A fine aprile 2025, il Ministero della Salute ugandese ha annunciato la fine dell’ultimo focolaio di ebola. Un traguardo raggiunto dopo 42 giorni senza nuovi contagi, certificato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità . Ma dietro l’ottimismo, permane una realtà complessa: quella di un Paese costretto a convivere con un nemico invisibile, che si ripresenta ciclicamente, con modalità sempre imprevedibili. Cronaca recente dell’ebola in Uganda L’epidemia più recente, esplosa a Kampala – metropoli da quattro milioni di abitanti e snodo nevralgico per l’Africa orientale – ha coinvolto 14 persone: 12 confermate, 2 probabili. Quattro sono morte, dieci sono guarite. Il paziente zero è stato un infermiere, deceduto poco dopo aver contratto la malattia, come riporta il sito di Al Jazeera. Il ceppo responsabile è il Sudan virus, per cui non esiste ancora un vaccino approvato. In assenza di terapie consolidate, i protocolli si affidano a isolamento, tracciamento e sorveglianza territoriale. Quanti morti? Quella del 2025 è stata la nona epidemia nel Paese dal 2000. La vicinanza con la Repubblica Democratica del Congo – dove tra il 2018 e il 2020 si è registrato un focolaio con oltre 2.200 morti – aumenta l’esposizione al rischio. Le foreste tropicali al confine ospitano specie animali considerate serbatoi naturali del virus. Ma sono le condizioni socio-sanitarie a rendere l’ebola endemica: carenze igieniche, ospedali con strumentazioni minime e una profonda diffidenza verso le campagne vaccinali ostacolano ogni sforzo strutturale. Quali risposte per contrastare l’ebola in Uganda? In risposta, nel Paese sono in corso test clinici per un vaccino specifico contro il Sudan virus, presso il Mulago National Referral Hospital di Kampala. Le autorità sanitarie contano sull’esperienza maturata in oltre vent’anni di epidemie per contenere i focolai. Purtroppo, secondo gli esperti, senza un potenziamento duraturo della rete ospedaliera nelle aree rurali e un cambiamento culturale nella percezione delle malattie infettive, il rischio di nuovi contagi resta elevato. Il contributo fondamentale di Pobic È proprio in queste aree dimenticate che si inseriscono interventi paralleli, tra sanità , cooperazione e diritti umani. Un esempio concreto è quello che noi di Pobic portiamo avanti da anni nella regione occidentale del Rwenzori. Già nel 2016 aveva avviato il programma Pobic for Women, in collaborazione con Rena-Foundation, per assistere donne in gravidanza prive di accesso a cure sicure. Il 2024 ha segnato un’evoluzione significativa: la missione Open Heart Uganda ha permesso a tre bambini con gravi cardiopatie di essere trasferiti in Italia per ricevere cure salvavita. Sono i primi di 59 minori sottoposti a screening. Un ponte umanitario tra due mondi, reso possibile non solo dalla solidarietà , ma da una visione focalizzata su fragilità sistemiche che l’ebola, puntualmente, continua a rivelare. Scopri come aiutare Pobic nella sua missione in Uganda.
Continua a leggere1 Mag
Open Heart Nigeria: La storia di Destiny e la sua rinascita Una bambina, un cuore fragile, un filo sottile di speranza. Destiny è una bambina nigeriana nata il 7 dicembre 2020 nello Stato di Bayelsa. Un nome che, fin dal principio, sembrava già raccontare una storia più grande di lei. Una storia di fragilità , coraggio e rinascita. Dalla Nigeria all’Italia, il viaggio che cambia la vita. L’abbiamo incontrata nel 2023, durante una delle missioni del progetto Open Heart, nei giorni in cui le strade della Nigeria e dell’Italia si intrecciano per salvare vite piccole ma preziose. Quell’anno per Pobic è stato speciale: abbiamo stretto legami istituzionali fondamentali con il governatore dello Stato di Bayelsa, Douye Diri, e rafforzato la collaborazione con due ospedali chiave — il Federal Medical Centre di Yenagoa e il Niger Delta University Teaching Hospital di Okolobiri. È in questo contesto, durante una sessione di screening in collaborazione con l’Ospedale Giannina Gaslini di Genova, che Destiny è apparsa nella nostra traiettoria. Il suo cuore malato faticava a sostenere il suo respiro. Ogni battito era una richiesta d’aiuto. Un nuovo destino, una nuova partenza. Il 23 settembre 2023 Destiny è arrivata in Italia. Era fragile, sospesa. La sua vita sembrava appesa a un filo. Ma quel filo ha resistito. Il 6 ottobre è stata operata. Pochi giorni dopo, il 26 ottobre, è stata dimessa. Respirava da sola. Sorrideva. Era viva, nel pieno senso del termine. Oggi Destiny è tornata a casa, in Nigeria. E noi siamo qui, con negli occhi la luce di quel momento in cui il destino ha cambiato direzione. Il progetto Open Heart è anche questo: costruire legami oltre i confini, creare possibilità dove sembravano non esserci, dare un futuro dove il presente è incerto. E quando una bambina che si chiama Destiny torna a respirare, è impossibile non sentire che tutto ha un senso.  Perché ogni vita salvata è un destino riscritto. E ogni destino riscritto è un nuovo inizio. GRAZIE AL TUO SOSTEGNO SALVIAMO LA VITA A DECINE DI BAMBINI OGNI ANNO. AIUTACI A FARE SEMPRE DI PIÚ. Paesi 0 Bambini operati 0 Bambini visitati 0 +
Continua a leggere26 Apr
Ghana: il primo passo della missione Pobic per combattere la malattia reumatica cardiaca Missione in Ghana: un incontro strategico per la salute pubblica Tra il 21 e il 23 marzo 2025, una delegazione di Pobic ha mosso i primi passi ufficiali in Ghana. Il presidente Paolo Novellini e Festus Adedayo si sono recati nella capitale Accra per una serie di incontri istituzionali strategici, gettando le basi per una nuova collaborazione nell’ambito della prevenzione delle malattie reumatiche cardiache. La missione ha visto Pobic confrontarsi direttamente con i rappresentanti del Ministero della Salute del Ghana e con il team medico del National Cardiothoracic Centre, il principale ospedale cardiologico del paese. Un incontro particolarmente significativo è stato quello con il direttore della cardiochirurgia, il Dr. (Med) Kow Entsua-Mensah, figura di riferimento nella sanità ghanese. Soccorso umanitario: una risposta concreta alle esigenze locali Durante le giornate di lavoro, si è parlato a lungo della situazione della cardiochirurgia nel paese, ma soprattutto della necessità di costruire un’azione condivisa per fronteggiare un problema spesso sottovalutato: la malattia reumatica cardiaca, che in Ghana colpisce in modo particolare i bambini tra i 3 e i 14 anni. La richiesta principale rivolta a Pobic è stata chiara: aiutare a elaborare un protocollo di screening per misurare la prevalenza della malattia reumatica cardiaca nella popolazione pediatrica. Un passo fondamentale non solo per comprendere l’impatto reale della patologia a livello nazionale, ma anche per permettere al Ghana di condividere dati e strategie con gli altri paesi del continente africano, in un’ottica di cooperazione sanitaria più ampia. Malattie reumatiche in Africa: un problema diffuso e trascurato La raccolta di questi dati, infatti, avrà un doppio valore: da un lato, fornirà alle autorità ghanesi uno strumento concreto per pianificare interventi di prevenzione e trattamento; dall’altro, consentirà al Ghana di inserirsi pienamente nelle iniziative internazionali volte a debellare la febbre reumatica nell’Africa subsahariana. La missione di marzo rappresenta dunque solo il primo passo. Ma è già chiaro che il soccorso umanitario che Pobic porterà avanti in Ghana non si limiterà a interventi occasionali: si muoverà su basi scientifiche solide, con l’obiettivo di costruire progetti di prevenzione, diagnosi precoce e sostegno a lungo termine. GRAZIE AL TUO SOSTEGNO SALVIAMO LA VITA A DECINE DI BAMBINI OGNI ANNO. AIUTACI A FARE SEMPRE DI PIÚ. Paesi 0 Bambini operati 0 Bambini visitati 0 +
Continua a leggere14 Apr
Progetto Open Heart Uganda: come Sonia è tornata a vivere grazie a un intervento straordinario Grazie al programma Open Heart di Pobic e all’eccellenza della cardiochirurgia italiana, una giovane ragazza africana affetta da una grave cardiopatia congenita ha ricevuto una seconda possibilità . Una storia vera di speranza, scelte difficili e vita salvata. In Africa, ogni anno migliaia di bambini nati con gravi malformazioni cardiache non hanno accesso a cure adeguate. Ma ogni tanto, grazie al coraggio delle famiglie, all’eccellenza medica italiana e al sostegno di chi dona, avviene un piccolo miracolo. È il caso di Sonia, una ragazza di 15 anni affetta da una gravissima cardiopatia congenita, che oggi è viva grazie all’intervento di chirurgia cardiaca pediatrica reso possibile da Pobic attraverso il programma Open Heart. Una diagnosi senza appello: pochi mesi di vita Durante uno screening medico in Africa – Uganda, organizzato da Pobic nel gennaio scorso, i medici hanno individuato sette bambini in condizioni critiche. Tra loro, Sonia spiccava non solo per la gravità della malattia, ma anche perché era visibilmente più grande degli altri.  Aveva già compiuto 15 anni e, secondo i medici, le restavano solo pochi mesi di vita se non fosse stata operata d’urgenza.  La sua cardiopatia evolutiva conduceva alla morte entro i 16 anni. Eppure, Sonia continuava ad andare a scuola, sognando di essere inclusa nel programma Open Heart che porta in Italia bambini malati di cuore per essere operati. Un intervento ad altissimo rischio Tra i casi gravi, Sonia era quella con meno tempo a disposizione, ma anche con il più alto rischio operatorio. Il cardiochirurgo italiano Dr. Giancarlo Michielon (Ospedale Gaslini di Genova), tra i massimi esperti mondiali di chirurgia cardiaca infantile, ha confermato che l’operazione era possibile, ma con un rischio di morte pari al 50%.  Oltre al rischio vitale, c’era un 70% di probabilità che la ragazza uscisse dall’intervento con un pacemaker permanente o con invalidità neurologiche causate da eventuali complicazioni.  Anche i costi dell’operazione erano significativamente più alti rispetto alle altre, a causa della complessità e delle competenze specialistiche necessarie. La scelta del coraggio e della vita La decisione non è stata semplice. È spettata al Presidente di Pobic, Paolo, assumersi la responsabilità morale e operativa di dare una possibilità a Sonia. Con grande determinazione, Pobic ha avviato una raccolta fondi straordinaria e ha organizzato il trasferimento in Italia. La famiglia di Sonia – mamma, papà e due sorelline – ha accettato consapevolmente di correre questo rischio. Perché non c’era altra via per salvare la vita di questa giovane ragazza. Il miracolo della cardiochirurgia italiana L’intervento è stato programmato presso il Gaslini di Genova, eccellenza assoluta nella cura dei bambini affetti da malattie cardiache congenite. La chirurgia è andata oltre le migliori aspettative: nessun arresto cardiaco, nessun pacemaker, nessun danno neurologico. Il cuore di Sonia è stato ricostruito. Oggi la ragazza può vivere una vita normale. Un cuore nuovo le ha ridato il futuro. Perché sostenere il programma Open Heart di Pobic Ogni storia come quella di Sonia è il risultato di un’unione concreta tra competenze mediche di altissimo livello e un sostegno umanitario reale. Il programma Open Heart di Pobic si occupa di identificare, selezionare e operare bambini e ragazzi con patologie cardiache gravi che nei Paesi d’origine non avrebbero alcuna possibilità di cura. Grazie alle donazioni, Pobic riesce a finanziare viaggi, operazioni e degenze, salvando vite che altrimenti sarebbero destinate a spegnersi. La storia di Sonia dimostra che donare salva davvero la vita di un bambino. GRAZIE AL TUO SOSTEGNO SALVIAMO LA VITA A DECINE DI BAMBINI OGNI ANNO. AIUTACI A FARE SEMPRE DI PIÚ. Paesi 0 Bambini operati 0 Bambini visitati 0 +
Continua a leggere2 Apr
POBIC e Med Action insieme per i bambini del Corno d’Africa Padova, giovedì 27 marzo 2025 – Una data da ricordare. Due organizzazioni, un unico grande obiettivo: costruire un futuro più giusto, dove ogni bambino, ovunque sia nato, abbia il diritto di essere curato e protetto. È stato firmato un accordo di intenti tra POBIC e Med.Action, due realtà italiane che operano da anni nella cooperazione sanitaria internazionale. Insieme, uniscono forze, competenze e visione per garantire cure gratuite e di qualità ai bambini del Corno d’Africa, una delle aree più vulnerabili del pianeta. Un piccolo gesto qui può cambiare una vita lontano Con queste parole si può riassumere lo spirito dell’incontro tra Paolo Novellini, presidente di POBIC, e Ada Caraffini, direttore dell’organizzazione, insieme ai rappresentanti di Med.Action: il professor Giovanni Stellin, presidente, Walter Cadorin, vicepresidente, e Walter Cendron, responsabile della gestione progetti ed eventi. L’obiettivo comune è offrire assistenza sanitaria gratuita a chi oggi non ha accesso nemmeno ai servizi di base, facilitando interventi salvavita per bambini cardiopatici e promuovendo un modello di solidarietà concreta. Perché questo progetto è importante Nel Corno d’Africa, migliaia di bambini convivono con patologie che, in altri contesti, verrebbero curate tempestivamente. La mancanza di ospedali adeguati, la scarsità di personale medico formato e le difficoltà economiche rendono quasi impossibile l’accesso alle cure.  POBIC, una ONG con oltre 30 anni di attività nei progetti umanitari in Africa, e Med.Action, formata da professionisti del settore medico impegnati nel volontariato sanitario, vogliono dare una risposta a questa emergenza. Non è solo una questione di medicina. È una questione di giustizia. I pilastri dell’accordo Solidarietà : Mettere in comune competenze, energie e risorse per aiutare le comunità più fragili.  Accessibilità ai servizi sanitari: Garantire cure gratuite e di qualità , superando le disuguaglianze economiche e geografiche.  Cooperazione tra ONG italiane: Unire le forze per moltiplicare l’impatto e arrivare là dove c’è più bisogno. Come contribuire Questo progetto ha bisogno del supporto di tutti. Ecco come ognuno può fare la differenza:  Donare: anche un piccolo contributo può garantire una visita, una diagnosi, o un intervento salvavita.  Diventare volontario: medici, infermieri, logisti, comunicatori… ognuno può mettere a disposizione il proprio tempo e le proprie competenze.  Condividere: parlarne con altri, diffondere il progetto, aumentare la consapevolezza su ciò che accade nel Corno d’Africa.   Attraverso questo accordo, POBIC e Med.Action intendono rafforzare gli interventi nei contesti più complessi, rispondendo all’emergenza sanitaria in Africa con azioni concrete, misurabili e sostenibili. Un futuro possibile, un presente da costruire Quello siglato il 27 marzo non è solo un documento. È un impegno reale, fondato sull’esperienza e sulla volontà di non lasciare indietro nessun bambino.  GRAZIE AL TUO SOSTEGNO SALVIAMO LA VITA A DECINE DI BAMBINI OGNI ANNO. AIUTACI A FARE SEMPRE DI PIÚ. Paesi 0 Bambini operati 0 Bambini visitati 0 +
Continua a leggereSede legale / operativa
Via Romanino 1
25123 Brescia
Tel - +39 0376-920464
sede operativa
V. Belfiore N. 9
Bozzolo (MN)
Sede Operativa
Via Santa Maria in Conio, 10
35131 Padova PD
Sed sit amet nisl in velit viverra bibendum in ac nisi. Etiam efficitur dui vitae sem