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10 Ott
Dalla Nigeria al Gaslini: Praise operato al cuore con il sostegno di Pobic Tre anni, un viaggio dalla Nigeria all’Italia e un percorso di cura per una cardiopatia congenita. Il 28 settembre 2026 Praise è stato sottoposto a un intervento al cuore all’Ospedale Gaslini di Genova. La Fondazione Pobic ETS continua ad accompagnare lui e la sua famiglia. Per un bambino che ha bisogno di cure cardiache, arrivare in ospedale è una tappa fondamentale. Quando quelle cure richiedono un viaggio in un altro Paese, il percorso comincia molto prima dell’intervento. È la storia di Praise, un bambino nigeriano di tre anni arrivato all’aeroporto di Malpensa il 7 settembre 2026, per affrontare un importante percorso di cura presso l’Ospedale Gaslini di Genova. Al suo fianco, la Fondazione Pobic ETS, che lo accompagna insieme alla sua famiglia. Il percorso di Praise e l’intervento al cuore Praise ha la sindrome di Down e una cardiopatia congenita con difetto del setto interventricolare, indicato nella documentazione ricevuta come CIV. Il suo arrivo in Italia ha permesso di avviare il percorso di valutazione e cura presso il Gaslini, fino all’intervento al cuore del 28 settembre 2026. Un momento importante e delicato, per lui e per la sua famiglia. Una tappa che racconta quanto conti poter raggiungere le cure necessarie e avere qualcuno accanto durante il percorso. L’impegno di Pobic continua anche dopo l’intervento, mantenendo il sostegno a Praise e ai suoi familiari. Pobic e l’accesso alle cure per i bambini con cardiopatie La storia di Praise dà un volto concreto all’impegno di Pobic per i bambini con problemi al cuore. Attraverso il progetto Open Heart, Pobic sostiene l’accesso alle cure per bambini e bambine con gravi patologie cardiache, accompagnandoli verso interventi specialistici. Dietro ogni percorso ci sono un bambino, una famiglia e il bisogno di affrontare passaggi complessi con un sostegno concreto. Per Praise, questo significa essere accompagnato lontano da casa, durante una fase particolarmente delicata della sua vita. GRAZIE AL TUO SOSTEGNO SALVIAMO LA VITA A DECINE DI BAMBINI OGNI ANNO. AIUTACI A FARE SEMPRE DI PIÚ. Paesi 0 Bambini operati 0 Bambini visitati 0 +
Continua a leggere20 Set
Giornata mondiale del cuore: per molti bambini curarsi è ancora un privilegio Cardiopatie infantili: quando il luogo di nascita condiziona l’accesso alle cure Una cardiopatia può colpire un bambino in qualsiasi parte del mondo. Ciò che cambia, spesso in modo decisivo, è la possibilità di scoprirla in tempo e ricevere le cure necessarie. Il 29 settembre si celebra la Giornata mondiale del cuore, promossa dalla World Heart Federation per richiamare l’attenzione sulle malattie cardiovascolari e sul loro impatto. Per POBIC questa ricorrenza rappresenta anche un’occasione per parlare di una disuguaglianza meno visibile: quella che separa i bambini che possono accedere rapidamente a una diagnosi e a un intervento da quelli per i quali curarsi resta un percorso difficile, costoso o addirittura impossibile. Non tutti i bambini che nascono con un problema al cuore, infatti, hanno davanti a sé le stesse possibilità. Le cardiopatie congenite sono anomalie della struttura o del funzionamento del cuore presenti fin dalla nascita. Alcune possono essere tenute sotto controllo, mentre altre richiedono una diagnosi tempestiva, cure specialistiche o un intervento chirurgico. Nei Paesi dotati di sistemi sanitari strutturati, un bambino con una cardiopatia può essere sottoposto agli accertamenti necessari già durante la gravidanza o nei primi giorni di vita. Da quel momento viene seguito da cardiologi pediatrici e indirizzato verso il percorso terapeutico più appropriato. In molte aree del mondo, invece, questa rete di assistenza non è disponibile oppure è accessibile soltanto a una parte della popolazione. La distanza dagli ospedali, la scarsità di medici specializzati, il costo degli esami e l’assenza di strutture in grado di eseguire interventi complessi possono ritardare la diagnosi. La malattia viene così individuata quando i sintomi sono già evidenti e le condizioni del bambino sono diventate più difficili da trattare. È in questa distanza tra bisogno e possibilità di cura che una patologia affrontabile può trasformarsi in una minaccia per la vita. Non esistono soltanto le cardiopatie presenti dalla nascita Ai problemi congeniti si aggiungono patologie cardiache che possono svilupparsi durante l’infanzia. Tra queste c’è la malattia reumatica cardiaca, provocata dai danni alle valvole del cuore conseguenti a uno o più episodi di febbre reumatica. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, si tratta della cardiopatia acquisita più diffusa tra le persone con meno di 25 anni. Colpisce soprattutto bambini e adolescenti che vivono in Paesi a basso e medio reddito o in comunità nelle quali l’accesso ai servizi sanitari è limitato. La malattia può avere origine da un’infezione da streptococco che, se riconosciuta e trattata tempestivamente, può evitare conseguenze molto gravi. Tuttavia, non tutte le famiglie hanno la possibilità di raggiungere una struttura sanitaria, sostenere i costi delle cure o incontrare personale in grado di formulare una diagnosi corretta. Anche in questo caso, il problema non è soltanto la presenza della malattia. È la mancanza di una rete capace di riconoscerla e intervenire prima che il danno al cuore diventi permanente. Curare un bambino significa costruire un intero percorso Quando si parla di un intervento al cuore, l’attenzione si concentra comprensibilmente sulla sala operatoria. Ma rendere possibile la cura di un bambino significa affrontare un percorso molto più ampio. Prima dell’intervento servono visite, esami, diagnosi precise e il confronto tra professionisti. Quando le cure devono essere effettuate lontano dal Paese di origine, è necessario organizzare il viaggio, predisporre i documenti, individuare la struttura disponibile e garantire l’accoglienza del bambino e di chi lo accompagna. Dopo l’operazione iniziano il recupero e i controlli, fino al ritorno a casa e alla prosecuzione del percorso sanitario. Dietro una vita salvata c’è quindi una rete composta da medici, ospedali, volontari, famiglie, associazioni e donatori. Persone diverse che si assumono una parte della responsabilità necessaria per accompagnare quel bambino dalla diagnosi alla cura. È un lavoro complesso, spesso poco visibile, ma indispensabile. Open Heart: il cuore dell’impegno di POBIC Attraverso il progetto Open Heart, POBIC aiuta bambini affetti da gravi patologie cardiache che non possono ricevere nel proprio Paese le cure necessarie. L’obiettivo non è soltanto permettere l’accesso a un intervento chirurgico. Significa seguire il bambino lungo tutto il percorso, collaborare con le strutture sanitarie, sostenere gli aspetti organizzativi e accompagnare la famiglia in un momento nel quale alla paura per la malattia si aggiunge la difficoltà di affrontare un viaggio lontano da casa. Le storie di Jeremiah e Perl, arrivati dall’Uganda e operati in Italia, raccontano in modo concreto il valore di questa rete. Il loro percorso non rappresenta un episodio isolato, ma si inserisce in un impegno che POBIC porta avanti da anni per offrire una possibilità di cura ai bambini che rischierebbero di non averla. Ogni intervento restituisce un futuro a un bambino. Ma racconta anche qualcosa di più grande: dimostra cosa può accadere quando competenze mediche, cooperazione internazionale e solidarietà riescono a lavorare nella stessa direzione. La diagnosi precoce può cambiare una vita Garantire l’accesso alle cure significa anche rafforzare la capacità di individuare le patologie prima che diventino più gravi. Per questo sono fondamentali le visite cardiologiche pediatriche, la disponibilità di strumenti diagnostici, la formazione del personale sanitario locale e la collaborazione continuativa con ospedali e specialisti. Diagnosticare precocemente una cardiopatia consente di valutare il percorso più adatto e, quando possibile, intervenire prima che le condizioni del bambino peggiorino. La cooperazione sanitaria non può quindi limitarsi alla risposta all’emergenza: deve contribuire a costruire competenze, relazioni e continuità. È una prospettiva importante anche per il lavoro avviato da POBIC in Ghana sulla malattia reumatica cardiaca, con l’obiettivo di contribuire alla conoscenza della sua diffusione tra i bambini e porre le basi per interventi fondati su dati affidabili. Giornata mondiale del cuore: trasformare l’attenzione in una possibilità concreta La Giornata mondiale del cuore ci ricorda ogni anno quanto sia importante proteggere la salute cardiovascolare. Ma non tutti partono dalla stessa condizione e non tutti dispongono degli stessi strumenti. Per alcuni bambini il problema non è sapere che una cura esiste. È riuscire a raggiungerla. Ridurre questa distanza richiede professionalità, organizzazione e risorse. Richiede ospedali disponibili ad accogliere i piccoli pazienti, medici capaci
Continua a leggere10 Ago
Ucraina, il progetto Acqua Viva raggiunge le comunità di Kharkiv. Al 30 giugno, quattro kit su dieci sono stati destinati prioritariamente a persone in condizioni di particolare vulnerabilità e bisogno, tra cui persone con disabilità e persone anziane. Quando una guerra si prolunga nel tempo, l’attenzione internazionale rischia di diminuire prima dei bisogni della popolazione. Per chi vive nella regione di Kharkiv, però, l’emergenza non è una notizia lontana. Continua a incidere sulla vita quotidiana, sull’accesso ai beni essenziali e sulla possibilità di prendersi cura di sé in condizioni dignitose. È in questo contesto che prosegue il progetto Acqua Viva 04/UCr/13157/2026, finanziato da AICS Kiev e realizzato con la partecipazione diretta di POBIC ONG. Al 30 giugno sono stati distribuiti 1.089 kit per l’igiene personale nelle comunità della regione di Kharkiv. Un risultato concreto, che segna il passaggio dalla disponibilità degli aiuti alla loro effettiva distribuzione sul territorio. Dalle 15 tonnellate di prodotti alla distribuzione nelle comunità Nel precedente aggiornamento sul progetto Acqua Viva, POBIC aveva raccontato l’arrivo a Kharkiv di circa 15 tonnellate di prodotti per l’igiene personale. Il nuovo dato documenta la fase successiva dell’intervento: i materiali ricevuti sono stati organizzati in kit e progressivamente distribuiti alle comunità destinatarie. Non si tratta soltanto di quantificare gli aiuti consegnati. Ogni distribuzione rappresenta una risposta a un bisogno quotidiano che, in una situazione di guerra e sfollamento, può diventare difficile da soddisfare. Quattro kit su dieci alle persone più vulnerabili Il 40% dei kit distribuiti è stato destinato prioritariamente a persone in condizioni di particolare vulnerabilità e bisogno, tra cui persone con disabilità e persone anziane. L’assegnazione è avvenuta sulla base di una valutazione delle necessità specifiche, così da indirizzare il sostegno verso chi può incontrare maggiori difficoltà nell’accesso autonomo ai beni essenziali. È un elemento importante del progetto: non una distribuzione indistinta, ma un intervento attento alle condizioni delle singole persone e alle disuguaglianze che la guerra tende ad aggravare. Per una persona anziana o con disabilità, infatti, l’interruzione dei servizi, la perdita delle proprie reti di supporto e le difficoltà negli spostamenti possono rendere ancora più complesso procurarsi anche ciò che serve per la cura quotidiana. Dietro ogni numero c’è una persona. Aiuta POBIC a continuare a essere al fianco della popolazione ucraina. PERSONE COINVOLTE 0 M KIT IGIENE PERSONALE 0 KIT DISTRIBUITI 0 % L’igiene personale è una questione di salute e dignità In un’emergenza umanitaria, i prodotti per l’igiene personale possono sembrare meno urgenti rispetto ad altri aiuti. In realtà, contribuiscono a tutelare la salute, a prevenire problemi sanitari e a preservare la dignità delle persone. Potersi lavare e prendersi cura del proprio corpo significa conservare una parte essenziale della propria quotidianità, anche quando la guerra ha interrotto abitudini, relazioni e certezze. Il valore del progetto Acqua Viva risiede anche in questo: riconoscere che l’assistenza umanitaria non riguarda soltanto la sopravvivenza, ma anche il diritto a vivere condizioni il più possibile sicure e dignitose. Un aiuto necessario in una crisi che continua A oltre quattro anni dall’inizio dell’invasione su vasta scala, la crisi umanitaria ucraina rimane estremamente grave. Secondo il Piano umanitario delle Nazioni Unite per il 2026, circa 10,8 milioni di persone nel Paese hanno ancora bisogno di assistenza umanitaria. In questo scenario, la distribuzione dei 1.089 kit rappresenta un intervento circoscritto, ma necessario. Dimostra come la collaborazione tra organizzazioni umanitarie, operatori presenti sul territorio e istituzioni possa trasformare risorse e materiali in un sostegno effettivo per le comunità. Un kit non può restituire ciò che la guerra ha sottratto. Può però proteggere una parte della vita quotidiana, della salute e della dignità di una persona. Ed è anche attraverso azioni concrete come questa che POBIC continua a rimanere al fianco della popolazione ucraina. Le fotografie che accompagnano questo aggiornamento sono semplici, prive di costruzione e lontane dall’estetica normalmente associata alle campagne di raccolta fondi. Il loro valore, però, risiede proprio nella loro autenticità.Le condizioni di sicurezza non hanno permesso al personale di POBIC di recarsi nelle aree interessate dalla distribuzione. L’accesso non è stato autorizzato perché avrebbe richiesto mezzi e procedure di protezione straordinari, in una parte della regione di Kharkiv sottoposta da aprile a bombardamenti sistematici.
Continua a leggere3 Lug
Da uno spettacolo nasce un gesto concreto di solidarietà Le famiglie della Scuola primaria Stefano Magri di Vescovato hanno trasformato la conclusione dell’anno scolastico in un sostegno destinato a durare nel tempo. Ci sono occasioni nelle quali un messaggio educativo riesce a uscire dal palcoscenico e a trasformarsi in un gesto concreto. È quanto accaduto alla Scuola primaria Stefano Magri di Vescovato, dove gli alunni hanno concluso l’anno scolastico con uno spettacolo ispirato al Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry. Il musical, che ha coinvolto le classi della scuola, ha rappresentato il momento conclusivo di un percorso dedicato all’amicizia, alla responsabilità verso gli altri e al valore dei legami. Alla serata hanno partecipato anche i volontari di POBIC e il presidente dell’organizzazione, Paolo Novellini. Dalle parole a un aiuto concreto La partecipazione delle famiglie ha dato vita a una raccolta fondi spontanea, attraverso la quale è stato possibile attivare un sostegno a distanza per un bambino seguito da POBIC. Un gesto nato all’interno di una comunità scolastica, ma capace di arrivare molto lontano e di accompagnare concretamente il percorso di crescita di un bambino. Questa iniziativa dimostra come la solidarietà possa essere insegnata non soltanto attraverso le parole, ma soprattutto attraverso le esperienze. Bambini, insegnanti e famiglie hanno contribuito insieme a trasformare i valori raccontati durante lo spettacolo in una scelta reale di vicinanza e responsabilità. POBIC ringrazia la Scuola primaria Stefano Magri, gli insegnanti, gli alunni e tutte le famiglie che hanno partecipato e sostenuto l’iniziativa. Ogni gesto, anche quando nasce da una piccola comunità, può diventare l’inizio di una storia capace di cambiare una vita. Leggi il racconto completo e le testimonianze nell’articolo pubblicato da La Provincia di Cremona. Per conoscere i programmi POBIC e scoprire come attivare un sostegno a distanza, visita la pagina dedicata alle adozioni a distanza. Fonte giornalistica: Antonella Bodini, “Dallo spettacolo all’adozione a distanza: il grande gesto di solidarietà dei genitori della primaria”, La Provincia di Cremona, 29 giugno 2026. Testo rielaborato autonomamente da POBIC sulla base della notizia originale e delle informazioni relative alle attività dell’organizzazione. GRAZIE AL TUO SOSTEGNO SALVIAMO LA VITA A DECINE DI BAMBINI OGNI ANNO. AIUTACI A FARE SEMPRE DI PIÚ. Paesi 0 Bambini operati 0 Bambini visitati 0 +
Continua a leggere18 Feb
Rifugiati congolesi in Uganda: analisi dei bisogni nei campi profughi Nell’est della Repubblica Democratica del Congo (RDC), le province del Nord e del Sud Kivu vivono da anni una grave crisi umanitaria determinata da un conflitto armato prolungato e dall’avanzata del gruppo ribelle M23. La situazione si è ulteriormente aggravata a partire dagli ultimi anni, con un’intensificazione dei combattimenti tra l’M23 e le forze governative congolesi, in particolare nelle aree di Rutshuru e Lubero nel Nord Kivu, fino ad arrivare a zone di confine con il Sud Kivu. Questa escalation di violenza ha causato uno dei più massicci spostamenti di popolazione in Africa, con migliaia di persone costrette ad abbandonare le proprie case per sfuggire agli scontri, subire violenze e affrontare condizioni di insicurezza quotidiana. La collaborazione tra Pobic Uganda e Oxfam Uganda La crisi ha amplificato la vulnerabilità delle comunità locali, aggravando difficoltà nell’accesso ai servizi di base, alimentando insicurezza alimentare e creando pressioni significative sui sistemi di assistenza umanitaria. È in questo contesto che si colloca l’analisi dei bisogni condotta da POBIC Uganda e Oxfam Uganda, volta a comprendere da vicino le condizioni di vita dei rifugiati congolesi e delle comunità ospitanti in Uganda. I Rapid Needs Assessment nei principali insediamenti di rifugiati. L’attività prevede dei Rapid Needs Assessment nei principali insediamenti di rifugiati in Uganda, con l’obiettivo di comprendere in modo diretto e strutturato i bisogni delle persone rifugiate e delle comunità ospitanti. L’intervento si concentra su alcuni tra i più rilevanti Refugee Settlement del Paese, che accolgono complessivamente oltre 371.000 rifugiati così suddivisi: 1) 150.000 rifugiati nel Kyangwali Refugee Settlement 2) 129.000 ca. rifugiati nel Kyaka II Refugee Settlement 3) 92.000 rifugiati nel Rwamwanja Refugee Settlement Circa il 60% delle popolazione rifugiata ha meno di 18 anni. Attraverso incontri diretti con i rifugiati e con gli attori locali, il lavoro congiunto di POBIC Uganda e Oxfam Uganda mira a raccogliere informazioni qualitative e quantitative su: condizioni di vita nei campi e nelle aree limitrofe; difficoltà di integrazione sociale ed economica accesso ai servizi pubblici essenziali; criticità condivise tra rifugiati e comunità ospitanti. L’analisi dei bisogni non si limita a rilevare le emergenze immediate, ma costruisce una base concreta per interventi sostenibili e inclusivi, capaci di rispondere alle esigenze di tutti gli attori coinvolti. Rafforzare servizi pubblici e coesione sociale. Uno degli obiettivi centrali della collaborazione è il miglioramento dei servizi pubblici, sia per le popolazioni rifugiate sia per le comunità ugandesi che le accolgono. In contesti caratterizzati da un’elevata pressione sui servizi, lavorare in modo integrato è fondamentale per: ridurre il rischio di tensioni sociali favorire una convivenza pacifica promuovere modelli di sviluppo locale condiviso Le attività di Rapid Needs Assessment rappresentano quindi un passaggio chiave per orientare future azioni umanitarie e di sviluppo, basate su dati reali e sull’ascolto delle persone direttamente coinvolte. Un impegno sul campo, orientato al lungo periodo. La collaborazione tra POBIC Uganda e Oxfam Uganda conferma l’importanza di un approccio partecipativo e territoriale, in cui l’analisi dei bisogni diventa uno strumento concreto per costruire risposte più efficaci, eque e durature alle sfide poste dalle crisi umanitarie.
Continua a leggere3 Feb
Pensieri e Colori: un concorso creativo per la scuola che parla di solidarietà. Pensieri e Colori è un progetto educativo rivolto alle scuole, che invita i bambini a esprimere attraverso il disegno un’idea di solidarietà, felicità o collaborazione. Si tratta di un’occasione per far sì che un disegno diventi un messaggio e la creatività dei bambini si possa trasformare in un gesto di solidarietà. I disegni selezionati diventeranno protagonisti della maglietta ufficiale POBIC 2026, trasformando la creatività in un simbolo concreto di impegno sociale. Come funziona il concorso Il concorso “Pensieri e Colori” è un concorso creativo per la scuola, aperto alle classi che decidono di partecipare attraverso il proprio istituto. In sintesi: i bambini realizzano un disegno sul tema della solidarietà gli elaborati vengono inviati a POBIC secondo le modalità indicate nel regolamento i disegni vengono pubblicati sui canali ufficiali POBIC si apre la votazione online Ogni disegno è firmato dall’autore ed è riconoscibile, proprio perché destinato a essere condiviso e votato. La fase di votazione online: come funziona e perché è così importante A partire dal 16 marzo 2026 prenderà ufficialmente il via la fase di votazione online del concorso Pensieri e Colori. Da quella data sarà attiva una pagina dedicata alla registrazione per il voto: una volta registrati, gli utenti verranno reindirizzati a un gruppo Facebook dedicato al concorso, creato appositamente per ospitare la votazione. All’interno del gruppo sarà possibile: visualizzare tutti i disegni in concorso trovare gli elaborati suddivisi per le classi e le scuole partecipanti esprimere il proprio voto in modo semplice e trasparente La votazione resterà aperta fino al 10 maggio 2026. Un voto che vale doppio: coinvolgere famiglie e amici La fase di votazione è uno dei momenti più significativi del progetto, perché trasforma il concorso in un’esperienza collettiva e condivisa. Genitori, familiari, amici e conoscenti sono invitati a partecipare attivamente: votando i disegni condividendo il progetto sostenendo il messaggio di solidarietà espresso dai bambini Ogni voto è un gesto concreto di supporto alla creatività, all’impegno educativo della scuola e ai valori che “Pensieri e Colori” vuole trasmettere. Partecipare alla votazione significa dare valore al lavoro dei bambini e amplificare il messaggio che hanno scelto di condividere. Cosa succede dopo la votazione Al termine della votazione online, il 10 maggio 2026, i tre disegni più votati per ogni scuola accederanno alla fase successiva del concorso, avvicinandosi alla selezione finale e alla premiazione. La votazione non è quindi solo un passaggio tecnico, ma un momento chiave che può fare la differenza. Dalla votazione alla premiazione finale I migliori elaborati verranno: ritirati in originale esposti durante la festa nazionale POBIC valutati da una giuria selezionata Il disegno vincitore sarà stampato sulla maglietta ufficiale POBIC 2026. Alla scuola della classe vincitrice verrà inoltre assegnata una donazione di 1.000 euro, da utilizzare liberamente per progetti educativi. Partecipa alle votazioni dal 16 marzo 2026. Scarica il regolamento
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