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Il rapporto di POBIC con l’Ucraina non nasce con l’invasione del 2022. Le prime missioni documentate risalgono al 2005 e hanno permesso di costruire nel tempo relazioni con organizzazioni e persone presenti sul territorio.
Questa continuità consente a POBIC di affiancare le comunità ucraine attraverso interventi diversi, accomunati da un principio preciso: trasformare le risorse disponibili in risposte concrete, prestando particolare attenzione alle persone più vulnerabili.
Nel 2026 POBIC partecipa direttamente al progetto Acqua Viva 04/UCr/13157/2026, finanziato da AICS Kiev e rivolto alle comunità della regione di Kharkiv.
Una prima operazione ha permesso di consegnare circa 15 tonnellate di prodotti per l’igiene personale. I materiali sono stati successivamente organizzati in kit e distribuiti alle comunità destinatarie.
Al 30 giugno risultavano consegnati 1.089 kit. Il 40% è stato destinato prioritariamente a persone in condizioni di particolare vulnerabilità e bisogno, comprese persone con disabilità e persone anziane.
L’assegnazione non è avvenuta indistintamente, ma sulla base di una valutazione delle necessità specifiche. In questo modo gli aiuti hanno potuto raggiungere chi incontra maggiori difficoltà nell’accedere autonomamente ai beni essenziali.
In una guerra che danneggia ospedali, mezzi di soccorso e infrastrutture, anche la disponibilità di un’ambulanza può determinare la possibilità di raggiungere una struttura sanitaria in tempo.
Nel 2023, dopo che un frammento di missile aveva distrutto l’unico mezzo di soccorso disponibile nella città di Nemirov, POBIC ha donato alla comunità un’ambulanza dismessa dal servizio in Italia, ma ancora pienamente funzionante.
Il mezzo è stato trasportato in Ucraina insieme a medicinali, vestiti e beni di prima necessità. Un intervento circoscritto, ma capace di restituire alla comunità uno strumento indispensabile per il trasporto d’emergenza.
Operare nelle aree maggiormente colpite significa confrontarsi ogni giorno con condizioni di sicurezza instabili.
Durante il progetto Acqua Viva, POBIC non ha potuto raggiungere direttamente alcune località perché gli spostamenti avrebbero richiesto mezzi blindati, autorizzazioni militari e procedure straordinarie di protezione.
Per non esporre lo staff ucraino a rischi eccessivi, una parte delle distribuzioni è stata affidata alle municipalità che avevano richiesto il sostegno. Sono state le stesse amministrazioni locali a documentare la consegna degli aiuti.
Le fotografie realizzate in queste circostanze possono apparire semplici, lontane dall’estetica abitualmente utilizzata nelle campagne di raccolta fondi. Il loro valore risiede proprio nella loro autenticità: raccontano ciò che è stato possibile fare nelle condizioni reali del territorio.
Con il passare del tempo, una guerra può occupare meno spazio nei notiziari. Questo non significa che siano diminuiti i bisogni delle persone che la stanno vivendo.
A oltre quattro anni dall’inizio dell’invasione su vasta scala, in Ucraina circa 10,8 milioni di persone hanno ancora bisogno di assistenza umanitaria. Il Piano umanitario delle Nazioni Unite per il 2026 punta a raggiungere 4,1 milioni di persone tra le più vulnerabili, soprattutto nelle aree maggiormente esposte ai combattimenti e agli attacchi contro le infrastrutture civili.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, 3,6 milioni di persone risultano ancora sfollate all’interno del Paese. Per molte di loro, lasciare la propria casa ha significato interrompere cure, perdere reti familiari e dover ricostruire una quotidianità in condizioni di grande precarietà.
In questo contesto, aiutare l’Ucraina significa continuare a rispondere a necessità che non si sono esaurite: assistenza sanitaria, trasporti d’emergenza, prodotti per la cura personale, beni di prima necessità e sostegno alle persone che non riescono a procurarseli autonomamente.
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